Domani, mercoledì 18 febbraio, si terrà al Monaldi di Napoli un consulto straordinario che potrebbe segnare una svolta cruciale nella storia di un bambino di appena due anni e quattro mesi. L’ospedale ha convocato un Heart Team di livello nazionale: al letto del piccolo paziente si riuniranno gli specialisti delle principali strutture italiane che si occupano di trapianto cardiaco pediatrico, coinvolti grazie alla rete che il polo di cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli ha costruito nel tempo. L’obiettivo è duplice: stabilire se esistono ancora le condizioni per un nuovo trapianto di cuore, e valutare eventuali terapie alternative o complementari ancora percorribili.
A spingere verso questo consulto collettivo è stato, in parte, il verdetto arrivato nelle scorse ore dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, una delle strutture di riferimento più autorevoli d’Italia. La famiglia del piccolo, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, aveva chiesto un secondo parere, e lo stesso aveva fatto il Monaldi in modo autonomo. La risposta è stata negativa: le complicanze accumulate rendono il bambino non idoneo a un secondo intervento chirurgico.
I medici romani hanno riscontrato un quadro clinico allarmante, con emorragia cerebrale, un’infezione non ancora controllata e insufficienza simultanea di reni, polmoni e fegato, tutti fattori che, sommati alle terapie immunosoppressive necessarie contro il rigetto, porterebbero il rischio operatorio a livelli proibitivi. Nonostante questo verdetto, il medico che segue il piccolo al Monaldi non ha rinunciato alla speranza, ed è da questa determinazione che nasce la scelta di riunire i migliori esperti italiani per una rivalutazione congiunta.

La vicenda è nota. Il 23 dicembre 2025, un’équipe del Monaldi si è recata a Bolzano per prelevare un cuore destinato al piccolo paziente. L’organo è stato trasportato e impiantato nel pomeriggio, ma quasi subito è apparso evidente che qualcosa non andava: il cuore non funzionava. Secondo la famiglia, la causa sarebbe il danneggiamento dell’organo durante il trasporto, avvenuto con l’utilizzo di ghiaccio secco al posto di quello naturale, una modalità di conservazione ritenuta inadeguata e potenzialmente letale per un tessuto così delicato.
Da quel giorno, il bambino è tenuto in vita da una macchina chiamata ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana), un dispositivo che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Sono ormai trascorsi oltre cinquanta giorni di connessione a questo macchinario, e la lunga permanenza ha causato danni progressivi a diversi organi vitali.
Nel bollettino medico diffuso nelle scorse ore, l’ospedale Monaldi ha comunicato che le condizioni del piccolo “si presentano stabili, in un quadro che permane di grave criticità”. Il bambino si trova in terapia intensiva, sotto stretto monitoraggio strumentale e clinico, con consulenze specialistiche continue. Per il momento resta in lista trapianti, e il medico responsabile ritiene che sussistano ancora margini di intervento, da qui la decisione di non fermarsi al parere romano e di cercare un confronto più ampio.
Parallelamente alla battaglia medica, si muove anche quella giudiziaria. La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante. Nel registro degli indagati figurano sei sanitari del Monaldi — tra medici e paramedici — con l’ipotesi di reato di lesioni colpose.
I magistrati vogliono ricostruire con precisione la catena di eventi del 23 dicembre: dal prelievo dell’organo a Bolzano fino all’impianto fallito. Nelle ultime ore è stato ascoltato, come persona informata sui fatti, il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto. Si tratta di una figura significativa: il medico aveva rassegnato le proprie dimissioni il 29 dicembre 2025, appena sei giorni dopo l’intervento.



