Il settore delle extension per capelli è in una fase di espansione travolgente: con un valore globale destinato a superare i 14 miliardi di dollari entro il 2028, queste protesi estetiche sono ormai un accessorio quotidiano per milioni di persone. Tuttavia, dietro la promessa di chiome folte e fluenti si cela un vuoto normativo preoccupante. Uno studio pionieristico condotto dal Silent Spring Institute e pubblicato sulla rivista Environment & Health ha sollevato il velo su ciò che realmente contengono questi prodotti, rivelando una presenza massiccia di composti chimici potenzialmente nocivi.
Per mappare il profilo tossicologico delle extension, i ricercatori hanno analizzato 43 varianti tra le più popolari, includendo fibre sintetiche (come il Kanekalon), capelli umani vergini, miscele ibride e alternative vegetali in fibra di banana. Attraverso tecniche avanzate di spettrometria di massa e l’ausilio dell’intelligenza artificiale, sono state individuate oltre 5.200 firme chimiche, di cui 169 identificate con precisione.

I risultati sono stati definiti allarmanti: il 91% dei campioni conteneva almeno una sostanza inserita negli elenchi ufficiali dei prodotti pericolosi (come la Proposition 65 californiana), noti per essere cancerogeni o tossici per il sistema riproduttivo.
La ricerca ha evidenziato diverse categorie di inquinanti che possono migrare dal capello sintetico al corpo umano:
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composti organostannici: trovati nel 10% dei campioni, sono sostanze usate solitamente nelle vernici per navi o come stabilizzanti della plastica. Tra questi spicca il cloruro di tributilstagno, un interferente endocrino che può causare insulino-resistenza e disfunzioni metaboliche.
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Ritardanti di fiamma alogenati: per rendere le fibre sintetiche ignifughe, vengono aggiunte enormi quantità di cloro e bromo. Le fibre Kanekalon, ad esempio, hanno mostrato concentrazioni di cloro fino a 277.000 microgrammi per grammo.
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PFAS e Ftalati: sono stati rilevati “inquinanti eterni” (PFAS) nelle fibre idrorepellenti e plastificanti come il DEHP, noto per i suoi effetti negativi sulla fertilità.
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Metalli e Pesticidi: in alcuni campioni di capelli umani grezzi è stata trovata la permetrina, un insetticida probabilmente utilizzato durante le fasi di stoccaggio o lavorazione.
L’esposizione non è trascurabile. Le extension restano a contatto con la pelle del collo e del cuoio capelluto per settimane. Durante il lavaggio, specialmente con rimedi casalinghi acidi come l’aceto di mele, queste sostanze possono “sciogliersi” (lisciviazione) e venire assorbite dai pori o inalate sotto forma di vapori quando si utilizza il phon o la piastra.
Lo studio solleva anche una questione di equità sanitaria. Negli Stati Uniti, il 70% delle donne nere utilizza regolarmente extension, contro meno del 10% delle donne bianche. Questa comunità è dunque esposta in modo sproporzionato a tossine non dichiarate, spesso in prodotti privi di etichette trasparenti.
Nonostante il mercato sia ancora poco regolamentato, esistono strategie per minimizzare i rischi. Gli esperti consigliano di prediligere capelli umani non trattati e di diffidare dalle etichette “green” o “naturali” non certificate: lo studio ha infatti rilevato ftalati persino in extension biodegradabili in fibra di banana. In Europa, è fondamentale verificare sempre la presenza del marchio CE e richiedere ai fornitori la massima trasparenza sulla composizione dei materiali.
