Le regine del bombo comune orientale (Bombus impatiens) possiedono la straordinaria capacità di sopravvivere sott’acqua per oltre una settimana estraendo ossigeno dall’ambiente liquido. Una ricerca condotta dall’Università di Ottawa ha svelato che questi insetti utilizzano una combinazione di respirazione subacquea, metabolismo anaerobico e una drastica riduzione delle funzioni vitali. Questa dote genetica permette alle fondatrici delle colonie di superare alluvioni improvvise all’interno dei loro nidi sotterranei senza annegare.
La comunità scientifica era rimasta sbalordita già nel 2024, quando alcuni esperimenti avevano dimostrato che circa il 90% delle regine di bombo riusciva a riemergere incolume dopo sette giorni di immersione totale. Fino a quel momento, si pensava che un insetto terrestre non potesse resistere così a lungo senza accesso diretto all’aria. Oggi, lo studio guidato dal fisiologo Charles Darveau ha finalmente chiarito i meccanismi biologici che rendono possibile questo “miracolo” della natura.
Il cuore della scoperta risiede nella capacità delle regine di effettuare uno scambio gassoso anche quando sono sommerse. Monitorando i livelli di ossigeno e anidride carbonica nell’acqua durante i test di laboratorio, gli scienziati hanno osservato che i bombi prelevano attivamente ossigeno dal liquido circostante ed espellono scarti gassosi.

Non si tratta però di una respirazione normale. Quando l’ossigeno scarseggia, le cellule di questi insetti attivano il metabolismo anaerobico, un processo che genera energia in assenza di aria. Un segnale chiaro di questa attività è l’accumulo di lattato nei tessuti delle regine, un sottoprodotto tipico della produzione energetica d’emergenza che consente all’organismo di non spegnersi del tutto.
Oltre alla respirazione subacquea, il segreto risiede nel controllo del metabolismo. Durante l’inverno, i bombi entrano in uno stato di diapausa, una sorta di letargo profondo dove le funzioni corporee rallentano del 95%. Tuttavia, quando il nido viene allagato da piogge torrenziali o dallo scioglimento delle nevi, la regina preme ulteriormente il freno.
I dati raccolti mostrano una “depressione metabolica profonda”: se prima dell’immersione una regina produce circa 15,42 microlitri di anidride carbonica per grammo ogni ora, dopo otto giorni sott’acqua questa cifra crolla a soli 2,35 microlitri. In pratica, l’insetto riduce le proprie necessità energetiche a un sesto rispetto al già bassissimo livello del letargo invernale. Questa strategia estrema permette di conservare ogni minima risorsa per attendere che l’acqua si ritiri.
Questa ricerca non è solo una curiosità zoologica, ma fornisce una base fondamentale per comprendere come gli insetti terrestri possano adattarsi ai cambiamenti climatici e agli eventi atmosferici estremi. Sapere che specie come il Bombus impatiens possiedono riserve nascoste di resilienza offre una nuova prospettiva sulla conservazione della biodiversità. La capacità di resistere a un nido allagato significa garantire la rinascita dell’intera colonia in primavera, proteggendo il ciclo dell’impollinazione da cui dipende gran parte del nostro cibo.



