La bella stagione ha i giorni contati, almeno per il momento. A partire da lunedì 16 marzo, un’irruzione di aria fredda di origine continentale interromperà bruscamente il clima mite delle ultime settimane, riportando sull’Italia temperature invernali, venti tesi e la concreta possibilità di gelate notturne fino in pianura. Marzo, com’è nel suo carattere, si prende la rivincita sulla primavera.
Il meccanismo alla base di questa svolta è classico per la stagione: un solido anticiclone si posizionerà a nord-ovest della Penisola, aprendo una sorta di “corridoio” lungo il suo bordo orientale, attraverso cui l’aria fredda proveniente dall’Est Europa scivolerà verso il Mediterraneo. Si tratta dello stesso schema già visto in passato con la cosiddetta “Bestia dall’Est”, sebbene in forma meno estrema. A rendere il tutto più complesso c’è anche il contesto atmosferico più ampio: il vortice polare stratosferico ha avviato la sua dissoluzione stagionale, un processo noto come Final Warming, che destabilizza la circolazione d’aria ad alta quota, lasciando più libero il gelo di scendere verso le latitudini mediterranee.
Lunedì 16 marzo: la giornata della svolta
La giornata di lunedì si aprirà ancora con il tipico volto mutevole di marzo: sole alternato a nuvole, qualche pioggia sparsa nel pomeriggio. Sarà però verso sera che lo scenario cambierà in modo netto. L’aria fredda proveniente da est-nord-est comincerà a penetrare con decisione, scontrandosi con il tepore accumulato nei bassi strati dell’atmosfera. Da questo contrasto termico nasceranno rovesci improvvisi e temporali, che segneranno l’ingresso ufficiale del fronte freddo su tutta la Penisola.
Martedì 17 e mercoledì 18 marzo: il cuore del freddo
Dal 17 marzo l’irruzione fredda sarà pienamente operativa, con la formazione di un vortice ciclonico sui mari italiani che condizionerà il tempo per diversi giorni, soprattutto al Centro-Sud. Piogge persistenti, vento forte e possibili grandinate caratterizzeranno le regioni meridionali e adriatiche, mentre il Nord vivrà il paradosso tipico di queste situazioni: cieli tersi e sole, ma un freddo secco e pungente portato dai venti orientali.
Il momento più critico arriverà nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 marzo, quando il vento si attenuerà e i cieli si schiarirà. Senza nuvole a fare da “coperta”, le temperature al suolo scenderanno rapidamente. Secondo le elaborazioni del modello europeo ECMWF, a 1.500 metri di quota si raggiungeranno isoterme tra -4 e -6°C su Nord-Est, zone interne del Centro e versante adriatico. Gli effetti al suolo si faranno sentire 24 ore dopo: nelle pianure tra basso Piemonte, bassa Lombardia ed Emilia-Romagna si potranno toccare i -2/-3°C, con punte di -5/-6°C nelle vallate appenniniche interne. A Milano, in città, si prevede di sfiorare lo zero.

Ma cosa sono le gelate tardive e perché fanno paura? Una gelata tardiva non è semplicemente una notte fredda fuori stagione. È un fenomeno sempre più insidioso, soprattutto per l’agricoltura. Con gli inverni sempre più miti degli ultimi decenni, piante e alberi da frutto anticipano la fioritura e la germogliazione, esponendo le parti più delicate al rischio di danni irreversibili quando il freddo si ripresenta a primavera inoltrata. Gli episodi di aprile 2017 e 2021 sono rimasti impressi nella memoria dei produttori agricoli italiani, con danni ingenti a frutteti e vigneti.
Va però distinta la gelata dalla brina: quest’ultima si forma quando il vapore acqueo passa direttamente a ghiaccio a contatto con superfici molto fredde, senza passare per lo stato liquido. Entro certi limiti, la brina può persino proteggere le piante. Le gelate secche, quelle senza ghiaccio visibile, sono invece le più pericolose, perché agiscono in silenzio e senza preavviso visivo.
In questa occasione, tuttavia, gran parte della vegetazione è ancora in una fase di quiescenza, il che dovrebbe limitare i danni alle coltivazioni. La situazione resta comunque da monitorare con attenzione, soprattutto per le zone più basse e riparate, dove i rischi sono maggiori.
Sulle Alpi la neve è già attesa sotto i 1.000 metri nel fine settimana precedente all’irruzione. Anche l’Appennino centro-meridionale tornerà a imbiancarsi, con nevicate tra i 1.000 e i 1.500 metri di quota. Le regioni del Sud faranno invece i conti con vento forte e mareggiate, con raffiche che potrebbero raggiungere intensità significative lungo le coste esposte.
La fase fredda è destinata a essere temporanea, ma rappresenta un promemoria puntuale di quanto marzo sappia ancora essere imprevedibile: la primavera, per ora, deve ancora aspettare.



