Nelle foreste vicino a Tartu, seconda città dell’Estonia, un’operazione di ricerca e soccorso si è trasformata, per qualche istante, in qualcosa di completamente inaspettato. L’11 marzo scorso, il gruppo di volontari MTÜ L.E.I.A stava sorvolando un’area boschiva con un drone alla ricerca di una persona scomparsa, quando la telecamera ha inquadrato una scena rara: un orso appena sveglio dal letargo che si muoveva e giocava sulla neve.
Il filmato è diventato rapidamente virale. Il drone ha ripreso l’animale da circa 80 metri di altezza – una distanza scelta deliberatamente per non disturbarlo – regalando immagini di un grande predatore nel pieno del suo risveglio stagionale, visibilmente ignaro del velivolo che lo osservava dall’alto.
L’obiettivo principale della missione era la ricerca di una persona dispersa in quella zona boschiva. Al momento delle riprese, la persona risultava ancora irreperibile. Il gruppo MTÜ L.E.I.A è uno dei tanti sodalizi di volontari che in Europa utilizzano i droni come strumento principale nelle operazioni di search and rescue (SAR).
Non è difficile capire perché: la tecnologia di imaging termico montata sui droni ha trasformato le operazioni di ricerca, permettendo di localizzare dispersi più rapidamente e di operare efficacemente in condizioni difficili. Un drone copre in pochi minuti vaste porzioni di foresta che richiederebbero ore a una squadra a piedi, inviando direttamente ai soccorritori le coordinate GPS dell’avvistamento.
Che un orso si trovasse già in giro a metà marzo non è un dettaglio secondario. Tecnicamente, il letargo dell’orso — definito dagli esperti un semiletargo, poiché il metabolismo rallenta ma non si azzera come avviene nella marmotta — dovrebbe concludersi verso fine mese, quando le temperature iniziano ad alzarsi stabilmente. Un risveglio a inizio marzo è dunque precoce, e la scienza ha qualcosa da dire al riguardo: man mano che le temperature invernali diventano più miti, orsi e altri animali anticipano il loro risveglio.
Il problema, però, è che svegliarsi in anticipo non significa trovare cibo in abbondanza: la natura non è ancora pronta, e l’orso rischia di muoversi in un ambiente che non riesce ancora a sostenerlo. L’aumento delle temperature dovuto ai cambiamenti climatici riduce il periodo del letargo: svegliandosi prima, l’animale non trova da mangiare nei boschi e tende quindi ad avvicinarsi ai centri abitati.
Vale anche la pena di notare, come ricordano alcuni zoologi, che il legame tra risveglio anticipato e cambiamento climatico non è ancora dimostrato in modo definitivo per tutte le popolazioni di orso europeo: servono tempo e studi per capire se esiste un vero rapporto di causa-effetto, anche se con temperature più alte e maggiore disponibilità di cibo gli orsi tendono a essere più attivi sul territorio.
L’Estonia non è certo una terra estranea alla presenza dell’orso bruno. Nel Paese vivono circa 1.000 esemplari selvatici, distribuiti nelle grandi foreste che coprono oltre la metà del territorio nazionale. Si tratta di uno degli habitat più intatti d’Europa, dove i grandi predatori trovano ancora spazio sufficiente per muoversi lontano dall’uomo — il che rende ancora più speciale un avvistamento come quello ripreso dal drone di MTÜ L.E.I.A. Il video è, in fondo, una storia doppia: da un lato la tecnologia sempre più protagonista nelle operazioni di soccorso, dall’altro uno squarcio fortuito sulla vita selvatica.



