Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Attualità » Attacco USA all’Iran: Trump colpisce l’isola di Kharg. Incubo rincari e caos petrolio

Attacco USA all’Iran: Trump colpisce l’isola di Kharg. Incubo rincari e caos petrolio

L'isola di Kharg, cuore petrolifero dell'Iran, è stata bombardata dagli Usa nella notte tra il 13 e il 14 marzo 2026. Ecco perché è così decisiva.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino14 Marzo 2026
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
Isola di Kharg
Isola di Kharg (foto di NASA - Pubblico dominio)

Nella notte tra il 13 e il 14 marzo 2026, gli Stati Uniti hanno colpito l’isola di Kharg, nel Golfo Persico. Donald Trump ha annunciato l’operazione su Truth Social, definendola uno dei raid aerei più potenti nella storia del Medio Oriente. Le infrastrutture militari sono state distrutte; quelle petrolifere, almeno per il momento, sono state risparmiate. Ma il messaggio è chiaro: qualunque interferenza con la navigazione nello Stretto di Hormuz cambierà le cose.

Trump che annuncia la guerra all'Iran
Trump che annuncia la guerra all’Iran (YouTube)

Trump ha scelto le parole con precisione chirurgica. Ha dichiarato di aver risparmiato le infrastrutture energetiche per un senso di “decenza”, ma ha aggiunto che se l’Iran, o chiunque altro, dovesse ostacolare il libero passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, quella scelta verrebbe immediatamente riconsiderata. Fonti citate dall’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars hanno riferito di oltre 15 esplosioni sull’isola, con danni a basi navali, difese aeree e strutture aeroportuali.

Il bombardamento non è però diretto soltanto a Teheran. È un messaggio indiretto anche a Pechino: la Cina è rimasta l’unico grande acquirente del greggio iraniano e Washington le chiede implicitamente di contribuire a garantire la sicurezza del traffico marittimo nella zona.

Otto chilometri di lunghezza, una superficie di poco superiore ai venti chilometri quadrati, acque sufficientemente profonde da accogliere le superpetroliere più grandi del mondo: Kharg è geograficamente irripetibile nel Golfo Persico. Da questa piattaforma di carico transitano tra 1,3 e 1,6 milioni di barili di greggio ogni giorno, corrispondenti a circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Una rete di oleodotti sottomarini la collega ai principali giacimenti del centro e dell’ovest del Paese, da dove il petrolio prosegue verso i mercati asiatici.

Kharg, insomma, non è un semplice terminal portuale. Abitata fin dall’antichità e contesa nei secoli da diverse potenze regionali ed europee, fu trasformata in un hub petrolifero di rilievo a partire dagli anni Sessanta. Durante la guerra Iran-Iraq, tra il 1980 e il 1988, Saddam Hussein la bombardò ripetutamente nel tentativo di tagliare i proventi petroliferi di Teheran. Oggi l’isola è fortemente presidiata dalle forze iraniane e rappresenta un simbolo della sovranità energetica della Repubblica Islamica. Colpirla, anche solo nelle sue componenti militari, ha un peso simbolico e strategico che va ben al di là del danno fisico immediato.

Non è la prima volta che Washington valuta questa opzione: già nel 1979, durante la presidenza Carter, un piano per colpire Kharg era stato discusso alla Casa Bianca, ma accantonato per le troppe incognite.

Teheran non ha tardato a rispondere. Il portavoce del quartier generale militare Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della rivoluzione islamica, ha dichiarato che tutte le installazioni petrolifere ed energetiche nella regione collegate agli Stati Uniti o alle compagnie che collaborano con Washington “saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere”. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha aggiunto che qualsiasi aggressione alle isole del Paese porterà le forze armate ad “abbandonare ogni freno”. Uno scenario in cui ogni passo, da una parte e dall’altra, rischia di trascinare i mercati energetici globali verso un’instabilità difficile da controllare.

Neil Quilliam, analista del think tank britannico Chatham House, ha stimato che un attacco diretto alle infrastrutture petrolifere potrebbe spingere il prezzo del Brent fino a 150 dollari al barile, rispetto ai 120 già raggiunti nelle fasi più critiche del conflitto. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha calcolato che eliminare le esportazioni da Kharg toglierebbe al mercato globale 1,6 milioni di barili al giorno, con un rincaro immediato di almeno 10-12 dollari al barile. Se poi i serbatoi di stoccaggio o i terminali di carico venissero distrutti, il prezzo potrebbe superare ampiamente la soglia dei 100 dollari.

Senza Kharg, l’Iran potrebbe continuare a estrarre greggio, ma non avrebbe modo di venderlo al resto del mondo. È precisamente questo il motivo per cui l’isola ha rappresentato, fino al bombardamento, una carta tenuta in riserva.

 

In primo piano
Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

Elettra Lamborghini

“Festini bilaterali”: Elettra Lamborghini trasforma il tormentone in business e capitalizza le notti insonni

13 Marzo 2026
Adam Driver in una scena di Ferrari

Recita nel film su Ferrari per due giorni, l’INPS gli toglie la pensione: ecco perché il giudice lo ha salvato

13 Marzo 2026
Il Presidente Mattarella che presidete il Consiglio Supremo di Difesa

L’Italia non entra in guerra: il Quirinale blinda la Costituzione e dice no al conflitto

13 Marzo 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.