Un drone russo Lancet-3 è stato intercettato dalla difesa aerea di Kiev e i suoi frammenti sono caduti nei pressi del Monumento all’Indipendenza, in piazza Maidan. È la prima volta dall’inizio dell’invasione del 2022 che un ordigno russo raggiunge questo luogo. Non si registrano vittime né incendi.

Ma è nel XXI secolo che Maidan ha assunto il suo significato più potente. La parola stessa, che in ucraino significa semplicemente “piazza”, è diventata sinonimo di rivolta civile, di risveglio democratico, di resistenza.
Nel 2004, dopo elezioni presidenziali ritenute truccate, centinaia di migliaia di ucraini si radunarono a Maidan per settimane in una protesta pacifica e ordinata, simboleggiata dal colore arancione, che ottenne la ripetizione del voto e la vittoria di Viktor Juščenko, fautore dell’avvicinamento all’Europa: fu il primo “Maidan” della storia recente.
Quasi dieci anni dopo, tra il 2013 e il 2014, la piazza tornò al centro del mondo quando il presidente Viktor Janukovyč sospese l’accordo di associazione con l’Unione Europea per rafforzare i legami con Mosca. La risposta della società civile fu immediata: studenti e attivisti occuparono la piazza, la polizia reagì con violenza e negli scontri del 18-20 febbraio 2014 morirono oltre cento persone.
Janukovyč fuggì in Russia, segnando una svolta storica per il Paese. Da quando, nel febbraio 2022, la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala, Maidan è diventata il cuore simbolico della resistenza: il Monumento all’Indipendenza, colonna bianca di 61 metri sormontata dalla statua della Berehynia, figura protettrice della tradizione ucraina, continua a rappresentare il punto di riferimento morale di una nazione in guerra.
Maidan non è una piazza come le altre. Ed ecco perché la caduta di frammenti di un drone russo proprio in quello spazio non è un episodio qualunque



