La storia dell’antico Egitto potrebbe essere sul punto di riscriversi dopo l’annuncio di una possibile seconda Sfinge sepolta sotto le sabbie della piana di Giza. La scoperta, rivelata da un team di ricercatori italiani, si basa su scansioni radar avanzate e su un indizio nascosto in bella vista da millenni: la Stele del Sogno, un’antica incisione in pietra posizionata tra le zampe della celebre Sfinge.
Risalente a oltre 3.000 anni fa, la Stele del Sogno sembrerebbe raffigurare non una, ma due figure di sfingi affiancate. Questo dettaglio iconografico, a lungo trascurato dagli studiosi, potrebbe rappresentare la chiave per comprendere che il leggendario monumento non fosse mai stato concepito come un guardiano solitario, ma come parte di una coppia simmetrica.
Filippo Biondi, il ricercatore italiano che ha guidato gli studi, ha presentato le evidenze durante un’intervista al podcast Matt Beall Limitless giovedì scorso. Secondo Biondi, le linee tracciate dalle piramidi verso la Sfinge conosciuta indicano, per simmetria geometrica, una posizione speculare dove dovrebbe trovarsi la struttura gemella. “Stiamo rilevando correlazioni geometriche precise, al 100 per cento di corrispondenza in questa simmetria“, ha dichiarato il ricercatore, aggiungendo di avere una confidenza dell’80 per cento nella scoperta.
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Philippo says he is almost certain he has found a 2nd SPHINX beneath the Giza Plateau. He shares the math and scans to support his claims.
In addition, Philippo fields direct & challenging… pic.twitter.com/anhLdosDu1
— Matt Beall Podcast (@MattBeallPod) March 25, 2026
La tecnologia radar satellitare utilizzata dal team è in grado di rilevare sottili vibrazioni del terreno e anomalie strutturali sepolte in profondità. I dati raccolti puntano verso una massiccia struttura nascosta sotto un tumulo alto circa 55 metri, composto non da roccia naturale ma da sabbia solidificata nel corso dei millenni. Le scansioni preliminari mostrano pozzi verticali e passaggi sorprendentemente simili a quelli già individuati sotto la Sfinge originale.
Secondo Biondi, le linee verticali dense rilevate dai radar rappresenterebbero le pareti solide di cunicoli sotterranei piuttosto che vuoti naturali. Questo suggerirebbe l’esistenza di un complesso architettonico deliberatamente costruito, non di semplici cavità geologiche. La presenza di questi elementi architettonici rafforza l’ipotesi che sotto la piana di Giza si estenda qualcosa di molto più vasto di quanto finora immaginato.
Ma la possibile seconda Sfinge potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. I ricercatori italiani, che nel 2025 avevano già annunciato la scoperta di massicce strutture sotterranee sotto la piana di Giza, ritengono che i nuovi rilevamenti indichino l’esistenza di un esteso complesso sotterraneo. “Sotto la piana di Giza c’è qualcosa di molto vasto“, ha affermato Biondi, lasciando intendere che la portata della scoperta potrebbe essere ben più significativa di un singolo monumento.
L’eventuale conferma dell’esistenza di una seconda Sfinge solleva interrogativi fondamentali sull’organizzazione architettonica e simbolica dell’intera necropoli di Giza. Per quale motivo gli antichi Egizi avrebbero costruito una coppia di sfingi? Quale funzione avrebbero avuto questi guardiani gemelli? E cosa potrebbe celarsi nei cunicoli e nelle strutture sotterranee che le scansioni stanno gradualmente portando alla luce?
Al momento, la comunità scientifica internazionale attende ulteriori verifiche e, possibilmente, scavi archeologici diretti che possano confermare o smentire le ipotesi avanzate dal team italiano. La tecnologia radar, per quanto sofisticata, fornisce indicazioni che necessitano di conferma sul campo attraverso indagini fisiche.
Se confermata, la scoperta di una seconda Sfinge rappresenterebbe uno dei ritrovamenti archeologici più significativi del XXI secolo, capace di modificare la comprensione dell’antica civiltà egizia e delle sue straordinarie capacità ingegneristiche. Nel frattempo, la Stele del Sogno continua a custodire il suo segreto millenario, forse attendendo da 3.000 anni che qualcuno guardasse davvero con attenzione ciò che gli antichi avevano scolpito nella pietra.



