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Home » Attualità » Spagna sotto shock, Noelia Castillo ha ottenuto il suicidio assistito: è morta in pace, col suo vestito preferito

Spagna sotto shock, Noelia Castillo ha ottenuto il suicidio assistito: è morta in pace, col suo vestito preferito

Sono passati 601 giorni di attesa, ma alla fine la 25enne, paraplegica in seguito a uno stupro, ha potuto realizzare le sue ultime volontà.
RedazioneDi Redazione27 Marzo 2026
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Noelia Castillo
Noelia Castillo (YouTube)

Noelia Castillo, 25 anni, ha ottenuto il suicidio assistito nelle scorse ore presso la struttura Sant Pere de Ribes, vicino a Barcellona, dopo una battaglia legale durata 601 giorni. La giovane era rimasta paraplegica in seguito a un tentativo di suicidio avvenuto dopo aver subito una violenza di gruppo, una condizione che le causava sofferenze fisiche e psichiche ritenute irreversibili. Nonostante le opposizioni giudiziarie presentate dal padre e da associazioni religiose, la magistratura spagnola ha confermato il suo diritto di accedere alla procedura prevista dalla legge nazionale.

 

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In Spagna, l’accesso alla morte volontaria è regolato dalla Legge Organica di Regolazione dell’Eutanasia (LORE). Questa norma stabilisce criteri estremamente rigorosi: il richiedente deve essere maggiorenne, pienamente capace di intendere e di volere, e manifestare una volontà libera e reiterata nel tempo. Nel caso di Noelia, la sua condizione di paraplegia cronica, unita a un trauma psicologico insanabile derivante dall’aggressione subita nel 2022, rientrava pienamente nei parametri di “sofferenza intollerabile” e “malattia grave e incurabile” previsti dal legislatore.

Il processo non è immediato. La richiesta deve essere vagliata da un’equipe medica e successivamente approvata da una commissione di controllo pubblica. Per Noelia, l’attesa si è protratta per oltre un anno e mezzo, trasformando un caso clinico in una questione di rilevanza costituzionale e politica.

Il lungo ritardo nella procedura è stato causato da un aspro scontro giudiziario. Il padre della ragazza, sostenuto dall’organizzazione “Avvocati Cristiani”, ha presentato ricorsi presso cinque diversi tribunali nel tentativo di revocare l’autorizzazione al suicidio assistito. La tesi dell’opposizione sosteneva che la scelta non fosse del tutto libera a causa del trauma subito, ma Noelia ha ribadito più volte la sua posizione, anche attraverso interventi televisivi, definendo i ricorsi come un ostacolo alla sua autodeterminazione.

I tribunali hanno sistematicamente respinto le istanze del padre, confermando che la giovane possedeva la lucidità necessaria per decidere del proprio fine vita. La data dell’intervento, inizialmente prevista per l’estate del 2024, è stata spostata fino a marzo 2026 proprio per attendere le sentenze definitive che hanno rimosso ogni impedimento legale.

Noelia Castillo ha affrontato i suoi ultimi momenti con una precisione quasi rituale. Nel suo testamento biologico aveva espresso il desiderio di “morire bella”, chiedendo di indossare il suo abito preferito e di essere truccata accuratamente. Ha trascorso l’ultima notte in compagnia della madre e della nonna nella RSA dove risiedeva, ma ha richiesto esplicitamente di restare sola nella stanza al momento della somministrazione finale dell’iniezione letale.

Mentre all’interno della struttura si compiva la volontà della giovane, all’esterno si è radunata una folla per una veglia di preghiera organizzata da gruppi religiosi e rappresentanti politici di estrema destra, come la deputata di Vox María García Fuster. Questo presidio ha evidenziato quanto il tema del suicidio assistito rimanga profondamente divisivo nella società spagnola, oscillando tra il rispetto della libertà individuale e le convinzioni etiche e religiose sulla sacralità della vita. Con la morte di Noelia si chiude un caso che ha segnato profondamente il dibattito sui diritti civili in Europa.

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