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Home » Attualità » Voleva fare una strage a scuola, fermato in tempo: diciassettenne di Pescara era in una rete neonazi

Voleva fare una strage a scuola, fermato in tempo: diciassettenne di Pescara era in una rete neonazi

Un 17enne pianificava una strage scolastica ispirata a Columbine. Arrestato a Perugia dai Carabinieri: aveva manuali per costruire bombe e contatti neonazisti su Telegram.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Marzo 2026Aggiornato:30 Marzo 2026
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Una scena di Elephant
Una scena di Elephant (fonte: BIM)

Un diciassettenne di origini pescaresi, residente in provincia di Perugia, è stato posto in custodia cautelare al termine di un’operazione antiterrorismo dei Carabinieri che ha coinvolto Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Il ragazzo progettava una strage nella sua scuola, con l’intenzione di togliersi la vita subito dopo. Non si tratta di un episodio isolato: pochi giorni fa, il 25 marzo 2026, un tredicenne di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha accoltellato la propria professoressa di francese nei corridoi dell’istituto scolastico, trasmettendo l’aggressione in diretta su Telegram e dichiarando ai carabinieri di essere dispiaciuto solo per non aver completato il gesto.

Le indagini sul caso di Perugia sono state coordinate dalla Procura Minorile dell’Aquila e hanno portato all’esecuzione di sette perquisizioni nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo, a carico di altrettanti minori ritenuti coinvolti. Le accuse nei confronti del principale indagato includono propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre a detenzione di materiale con finalità di terrorismo: un quadro di accuse tipico, ormai, delle inchieste sull’estremismo giovanile di matrice neonazista.

ragazzo di spalle
ragazzo di spalle (Unsplash)

Ciò che ha reso questo caso particolarmente grave è la concretezza del progetto, che si rifaceva in maniera nemmeno troppo velata alla strage di Columbine del 1999. Tra il materiale sequestrato figurano manuali con istruzioni tecniche dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco,  incluse le tecnologie di stampa 3D applicate alla produzione di armamenti, documenti su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose e vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali. Emerge in modo specifico la presenza di informazioni sul TATP, il perossido di acetone: una sostanza dalla sintesi relativamente semplice, già utilizzata negli attentati di Bruxelles e Parigi e soprannominata per questo la “madre di Satana”.

Il ragazzo non agiva in isolamento digitale. Le indagini hanno documentato i suoi contatti con i vertici di un canale Telegram chiamato “Werwolf Division”, ecosistema virtuale transnazionale già noto alle forze dell’ordine italiane. Questa rete neonazista, che nel 2024 era stata al centro di una vasta operazione della Polizia di Stato con dodici arresti, promuoveva l’ideologia della supremazia della razza ariana e glorificava come “santi” i perpetratori delle stragi di massa: Brenton Tarrant, autore dell’attacco alle moschee di Christchurch nel 2019, e Anders Behring Breivik, responsabile degli attentati di Oslo e Utøya nel 2011. Una retorica progettata per incentivare l’emulazione.

L’indagine di L’Aquila, avviata nell’ottobre 2025, è strettamente collegata a un’operazione antecedente, conclusa nel luglio 2025 dall’anticrimine dei Carabinieri di Brescia in coordinamento con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Quell’inchiesta bresciana, partita nel dicembre 2023 dal monitoraggio dei profili social TikTok e Telegram di un 21enne, aveva portato a 26 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo giovani tra i 18 e i 25 anni, con cinque minori tra gli indagati. Anche in quel caso era emersa la stessa galassia di gruppi accelerazionisti, suprematisti e neonazisti attivi online, con ramificazioni in diverse regioni italiane.

Quello che emerge dall’insieme delle indagini è un dato che le forze dell’ordine italiane descrivono con crescente preoccupazione: l’estremismo violento non è più un fenomeno che riguarda solo adulti radicalizzati, ma penetra nelle fasce più giovani della popolazione attraverso piattaforme digitali accessibili a chiunque, come dimostrato dal caso di Trescore Balneario. La logica è sempre la stessa, canali Telegram, chat criptate, glorificazione delle stragi passate come modelli da seguire, e l’età degli indagati si abbassa di operazione in operazione. Dai 21 anni di Brescia ai 17 di Perugia, fino ai 13 del ragazzo di Bergamo che ha comprato un coltello online, annunciato l’aggressione su Telegram e premuto il tasto di registrazione prima di colpire.

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