Una donna di Formigine, in provincia di Modena, ha ricevuto a mano una busta contenente un assegno da 51 dollari e una lettera ufficiale in inglese. Il mittente apparente era la Federal Trade Commission americana, l’ente governativo statunitense a tutela dei consumatori. Tutto sembrava reale, perché in parte lo era. Ma si trattava di una truffa: sofisticata, internazionale e progettata per colpire anche chi non ha mai messo piede negli Stati Uniti.
Per capire il meccanismo, è necessario partire dalla vicenda reale che i truffatori hanno utilizzato come copertura. Nel settembre 2025, Amazon ha raggiunto un accordo storico con la FTC da 2,5 miliardi di dollari: un miliardo di sanzione civile e 1,5 miliardi destinati ai rimborsi. L’accusa era che l’azienda avesse iscritto milioni di clienti ad Amazon Prime senza un consenso sufficientemente chiaro, rendendo poi la cancellazione dell’abbonamento deliberatamente complicata, una pratica vietata dal Restore Online Shoppers’ Confidence Act, noto come ROSCA. Gli aventi diritto al rimborso, fino a 51 dollari ciascuno, sono circa 35 milioni di abbonati statunitensi che hanno usufruito di un numero limitato di benefici Prime tra il 23 giugno 2019 e il 23 giugno 2025. Solo americani. Solo negli Stati Uniti. Nessun italiano è incluso.

Il 25 marzo scorso, mentre la donna di Formigine era impegnata in una conversazione telefonica, un ragazzo si è avvicinato a bordo di una Mini nera, ha chiesto conferma del nome e le ha consegnato una busta commerciale, ripartendo immediatamente. All’interno: una lettera in inglese con sigle, codici e un sito web ufficiale e un assegno della Huntington National Bank di Columbus, Ohio, con scadenza per il deposito fissata al 28 aprile 2026. In fondo alla lettera, le istruzioni per ricevere il pagamento via PayPal tramite un apposito portale.
Un rapido controllo online sembrava confermare tutto: la causa esiste, la banca esiste, l’importo è esatto. Chiunque avesse un abbonamento Amazon Prime avrebbe avuto ogni ragione per ritenerlo legittimo.
La donna si è insospettita soprattutto per la modalità di consegna e ha denunciato il fatto ai Carabinieri locali, rivolgendosi poi ad Adiconsum. Le verifiche successive hanno ricostruito un percorso internazionale: il documento originale su cui è stata modellata la lettera era stato ricevuto a Los Angeles; il falso è stato stampato e spedito dalla Repubblica Ceca, fatto transitare per le Poste olandesi e infine recapitato a mano. Ma il dato più inquietante è un altro: i truffatori conoscevano il nome completo della vittima, il suo indirizzo e il fatto che fosse abbonata ad Amazon Prime. Una violazione di dati personali che, secondo Adiconsum, precede e rende possibile l’intera operazione.
Il raggiro funziona su due livelli distinti. Il primo è l’overpayment scam: la vittima deposita l’assegno, la banca accredita i fondi in via provvisoria mentre completa le verifiche internazionali, un processo che può richiedere settimane. Nel frattempo, i truffatori ricontattano la vittima sostenendo che ci sia stato un errore e chiedendo di restituire la somma via bonifico. Quando l’assegno viene respinto dalla banca come falso, i soldi sono già partiti, e la banca stessa può rivalersi sulla vittima per i fondi precedentemente accreditati. Il secondo livello è il phishing classico: visitare il sito indicato nella lettera o cliccare sui link nei messaggi successivi espone a una cascata di richieste di dati, password, credenziali bancarie, informazioni personali, che finiscono direttamente nelle mani dei criminali.
Cosa fare? Non depositare l’assegno, non visitare i siti indicati, non cliccare su nessun link ricevuto via lettera, WhatsApp o email. Qualsiasi rimborso legittimo, dalla FTC come da qualsiasi altra istituzione, non viene mai consegnato a mano e non richiede di visitare un sito esterno per essere riscosso. In caso di dubbi o per segnalare episodi simili alle forze dell’ordine e alle associazioni di consumatori.



