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Home » Attualità » “Dux” nella password Wi-Fi del Senato: la foto fa il giro del web, ma la spiegazione lascia senza parole

“Dux” nella password Wi-Fi del Senato: la foto fa il giro del web, ma la spiegazione lascia senza parole

Il 31 marzo 2026, al Senato italiano, la password del wifi per le commissioni conteneva la parola "Dux". Coincidenza o scherzo interno?
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Aprile 2026
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La password incriminata del Senato
La password incriminata del Senato (CultWeb.it/La Repubblica)

Ieri, durante una riunione congiunta delle commissioni parlamentari a tema clima, la rete Wi-Fi del Senato della Repubblica era protetta da una password che conteneva, al suo centro, la parola “Dux”. Il cartello con le credenziali di accesso è stato affisso nella sala dell’audizione, con tanto di logo ufficiale di Palazzo Madama e data. E la foto del foglio, diffusa poi online dal quotidiano La Repubblica, ha già fatto il giro del web.

@la.repubblica Nel Senato della Repubblica, la password del wifi per un giorno diventa “dux”. Così la rete prende, ma la memoria no. Il cartello è stato appeso ieri mattina a Palazzo Madama, per una riunione congiunta delle commissioni parlamentari a tema ambiente, con il commissario dell’Unione europea per il clima, l’olandese Wopke Hoekstra. Logo della Camera alta del Parlamento, data, «31 marzo 2026», credenziali ufficiali della «Rete Wi-Fi Senato Wireless». La password, come accade di norma, è un codice alfanumerico, cioè una sequenza che mischia lettere dell’alfabeto latino e numeri arabi. Solo che stavolta, la combinazione appare più nostalgica che accidentale. La password è così: «UFSsDuxV8SXmn». Dunque proprio al centro, si legge «Dux» (a voler essere molto sospettosi, forse maliziosi, segnala uno dei presenti all’audizione, si potrebbe scorgere anche la scritta “Ss” e “Xm”, la sigla della Decima mas cara a Vannacci). Dux però c’è, inequivocabile. Una casualità? Secondo l’intelligenza artificiale, le probabilità che la parola “Dux” compaia in una sequenza alfanumerica del genere sono una su 21mila, cioè lo 0,0046%. Un operatore che si è accorto del riferimento mussoliniano racconta di essersi rivolto a un’addetta del Senato, ricevendo una risposta divertita, come fosse un tranello da ragazzi appena sgamato: «In realtà – la replica – ogni tanto ci divertiamo anche a scrivere Urss». Come dire: evocazioni dittatoriali, sì, ma doverosamente bipartisan. L’articolo completo di Lorenzo De Cicco su Repubblica #rep ♬ audio originale la.repubblica

L’occasione istituzionale era tutt’altro che banale. Ieri si è tenuta l’audizione in commissioni congiunte tra Camera e Senato del commissario europeo per il clima, l’azzeramento delle emissioni nette e una crescita pulita, l’olandese Wopke Hoekstra. E in questo contesto di alto profilo, qualcuno ha notato la sequenza alfanumerica sul foglio delle credenziali: “UFSsDuxV8SXmn”. Nel mezzo della stringa, in maiuscolo e minuscolo, si legge inequivocabilmente “Dux”, Duce, titolo con cui Benito Mussolini era noto durante il ventennio fascista; appellativo che, ancora oggi, campeggia sull’obelisco del Foro Italico, l’area sportiva di Roma costruita negli anni Trenta per volontà del regime fascista.

Come ci è finita lì? Si è trattato di una scelta o di una generazione random del codice alfanumerico? Le probabilità che una tale combinazione si formi casualmente in una sequenza alfanumerica generata in modo standard sono, secondo le stime elaborate tramite intelligenza artificiale, circa una su ventunomila, ovvero lo 0,0046%. Un dato che, da solo, alimenta più di una domanda.

Quanto all’origine della scelta, un operatore presente all’audizione ha riferito di aver segnalato il riferimento a un’addetta del Senato, ricevendo una risposta tutt’altro che imbarazzata. Secondo quanto raccontato, la risposta sarebbe stata quasi divertita, come di fronte a uno scherzo scoperto: ogni tanto, sarebbe stato spiegato, capita anche di inserire “Urss”.

La questione non è di poco conto (e mai lo sarà): il termine “Dux” è un titolo associato a una dittatura, quella di Benito Mussolini, che ha segnato la storia italiana e europea. Nella stessa password, chi ha voluto essere più attento ha segnalato anche la possibile presenza delle sigle “Ss” e “Xm”, che a qualcuno hanno ricordato rispettivamente le Schutzstaffel naziste e la Decima Mas, reparto militare caro al generale Roberto Vannacci, ora leader di un movimento politico tutto suo, Futuro Nazionale.

Nessuna smentita ufficiale è arrivata dall’amministrazione del Senato. Nessuna spiegazione formale, nessun chiarimento su chi abbia generato o approvato quella stringa.

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