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Home » Attualità » Se le uova costano sempre di più, perché non smettiamo di comprarle? La risposta è meno ovvia di quanto pensi

Se le uova costano sempre di più, perché non smettiamo di comprarle? La risposta è meno ovvia di quanto pensi

Le uova non sono mai state così care: +27% da inizio 2025, colpa dell'aviaria in Europa. Ecco cosa sta succedendo al mercato e cosa fare al supermercato.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Aprile 2026
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Uova in un cesto
Uova in un cesto (FreePik)

Ci sono dei beni che istantaneamente ci danno la dimensione di una crisi per il portafoglio. Per esempio, le uova. Il loro prezzo in Italia ha raggiunto livelli che non si vedevano da anni: rispetto a inizio 2025, le uova da allevamento a terra costano il 27% in più, quelle in gabbia il 23% in più. Nelle rilevazioni del 27 marzo 2026, le uova in gabbia hanno toccato i 2,46 euro al chilo, contro i 2,10 dell’anno precedente e i circa 1,65-1,70 del 2024. In due anni, il rincaro complessivo si avvicina al 45%. I dati vengono dalla Borsa Merci Telematica Italiana su rilevazioni della Commissione Unica Nazionale e non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche.

La causa principale ha un nome preciso: influenza aviaria. Nel corso del 2025, una nuova ondata ha percorso gli allevamenti europei, portando ad abbattimenti sanitari massivi e a restrizioni produttive che hanno ridotto drasticamente l’offerta di uova sul mercato comunitario. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, tra settembre e novembre 2025 si sono registrati quasi 1.500 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità negli uccelli selvatici europei, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo del 2024 e il numero più alto almeno dal 2016. In tutta l’Unione europea si sono contati 699 allevamenti colpiti nell’arco dell’anno.

Uova nel contenitore di cartone
Uova nel contenitore di cartone (fonte: Unsplash)

L’Italia ha limitato i danni meglio di altri Paesi, ma non è rimasta immune dagli effetti di mercato. I prezzi europei si sono trascinati anche sui listini italiani, con una dinamica che PricePedia, piattaforma specializzata nell’analisi delle commodity, definisce come un raddoppio dei prezzi rispetto ai valori medi del 2019 per quasi tutta la filiera delle uova e dei prodotti derivati. I segmenti più colpiti sono quelli ad alto contenuto funzionale, come l’industria dolciaria, dove i tuorli liquidi registrano aumenti superiori al 200% rispetto ai livelli pre-pandemia.

Il paradosso è che mentre l’offerta si riduce, gli italiani mangiano più uova che mai. Secondo Unaitalia, nel 2025 i consumi sono cresciuti del 7%, spinti dal riconoscimento sempre più diffuso delle uova come fonte proteica completa, economica e versatile. Ma la produzione nazionale è rimasta sostanzialmente ferma, crescendo di appena lo 0,5%. Il risultato è una forbice che si allarga: il grado di autosufficienza del Paese è sceso dal 97% del 2024 al 94% del 2025, mentre le importazioni sono aumentate di circa il 9%. L’Italia compra sempre più uova dall’estero, in un mercato europeo già sotto pressione.

Il fenomeno non è solo italiano. Negli Stati Uniti, l’influenza aviaria ha spinto il prezzo di una dozzina di uova oltre i 7 dollari, con rincari che nel solo 2025 hanno superato il 60%. In Giappone si registrano analoghe carenze di approvvigionamento. Gli esperti parlano ormai di “egg shock” globale, un’espressione che cattura bene la portata di una crisi diventata strutturale piuttosto che episodica.

A pesare ulteriormente c’è lo shock energetico legato alle tensioni internazionali nel Golfo Persico, che ha fatto salire i costi di gasolio ed energia lungo tutta la filiera mangimistica e zootecnica. Un effetto domino che rischia di rendere la spesa alimentare delle famiglie italiane ancora più onerosa nei prossimi mesi, coinvolgendo non solo le uova ma anche latte, carni e derivati animali.

La risposta istituzionale italiana punta sulla vaccinazione preventiva. A partire dal 2026, galline ovaiole e tacchini nei principali distretti del Nord, in particolare in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, saranno vaccinati sistematicamente. Si tratta di una scelta inedita, resa possibile da una deroga comunitaria vincolata a una sorveglianza sanitaria molto stringente, che non tutti i Paesi europei hanno le risorse per sostenere. Gli effetti sulla stabilità dei prezzi, però, non saranno immediati: un allevamento colpito dal virus impiega tra gli otto e i dieci mesi per tornare pienamente operativo.

Nel frattempo, per chi fa la spesa, qualche scelta può fare la differenza. Orientarsi verso uova da allevatori locali certificati, preferire il biologico o l’allevamento all’aperto quando i prezzi lo consentono e ridurre gli sprechi domestici sono gesti concreti in un momento in cui ogni uovo, letteralmente, vale molto di più di prima.

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