Il 25esimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti è tornato al centro del dibattito politico americano, invocato da alcuni esponenti democratici nei confronti del presidente Donald Trump dopo i post minacciosi contro l’Iran durante l’operazione Epic Fury di febbraio 2026. Si tratta dello stesso strumento costituzionale che era stato ventilato più volte anche durante la presidenza di Joe Biden e nel primo mandato di Trump tra il 2016 e il 2020.
Questo emendamento definisce la linea di successione presidenziale e stabilisce il protocollo da adottare quando il presidente degli Stati Uniti non è in grado di esercitare i suoi poteri per inabilità manifesta o malattia. A differenza dell’impeachment, le norme del 25esimo emendamento consentono di rimuovere il presidente senza che sia necessario elevare accuse precise, rappresentando quindi uno strumento più rapido ma anche più delicato dal punto di vista politico.
L’emendamento fu proposto agli Stati federati il 6 luglio 1965 dal Congresso degli Stati Uniti e adottato ufficialmente il 10 febbraio 1967, quando il numero richiesto di Stati (38 su 50) lo ratificò. Un punto di svolta che portò alla sua creazione fu l’assassinio di John F. Kennedy a Dallas nel 1963, quando gli Stati Uniti scoprirono che le norme costituzionali non erano sufficientemente chiare per gestire le situazioni di vuoto di potere presidenziale.

Il 25esimo emendamento si articola in quattro sezioni distinte. La prima sezione stabilisce che in caso di rimozione del presidente dalla carica, morte o dimissioni, il vicepresidente diventa presidente a tutti gli effetti, non semplicemente presidente facente funzioni. Questa disposizione ha effetto immediato e non necessita di essere esplicitamente invocata.
La seconda sezione colma un’importante lacuna costituzionale: definisce la procedura per ricoprire la carica vacante di vicepresidente. Prima dell’approvazione di questo emendamento, la vicepresidenza restava vacante fino all’insediamento di un nuovo vicepresidente con il mandato presidenziale successivo, situazione che si era verificata diverse volte nella storia americana con cariche vacanti durate anche diversi anni. Secondo questa sezione, il presidente nomina un vicepresidente che assume l’ufficio dopo la conferma di un voto a maggioranza in entrambe le Camere del Congresso.
La terza sezione consente il trasferimento volontario di funzioni presidenziali al vicepresidente tramite una dichiarazione scritta del presidente in cui esplicita la propria temporanea inabilità. In questo caso, il vicepresidente assume la carica di presidente facente funzioni, mentre il presidente resta ufficialmente in carica seppure senza poteri. Il presidente riacquisisce le proprie funzioni nel momento in cui dichiara di essere nuovamente in grado di assolverle.
La quarta sezione rappresenta il cuore più controverso dell’emendamento e prevede la possibilità di un trasferimento involontario dei poteri presidenziali. Per attivare questa procedura è sufficiente che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto trasmettano una lettera al Congresso sostenendo che il presidente non è più in grado di esercitare i poteri e i doveri legati al suo incarico. A quel punto, il vicepresidente assume immediatamente i poteri come presidente facente funzioni.
Se il presidente si oppone alla sua rimozione, la decisione finale spetta al Congresso che deve esprimersi con una maggioranza dei due terzi dei voti in entrambe le Camere. Questa soglia elevata rende estremamente difficile la rimozione contro la volontà del presidente, richiedendo un consenso politico molto ampio.
Il caso più noto di applicazione del 25esimo emendamento si verificò nel 1974, quando il vicepresidente Gerald Ford prese il posto di Richard Nixon, dimessosi dopo essere stato travolto dallo scandalo Watergate. Tuttavia, l’emendamento può essere applicato anche per brevi periodi: il vicepresidente George H. Bush fu presidente per alcune ore nel 1985 quando Ronald Reagan fu operato con anestesia generale, e situazione simile si verificò nel 2002 quando Dick Cheney rimpiazzò per alcune ore George W. Bush durante un intervento chirurgico.
In sintesi, nonostante queste ore terribili, che hanno portato a una tregua di due settimane in Iran, dopo la minaccia di cancellare un’intera civiltà (frase che aveva allertato l’ala liberal americana), sembra difficile un’applicazione del 25.mo emendamento, che rimane uno strumento costituzionale potente ma raramente utilizzato nella pratica politica statunitense.



