L’allenatore romeno Mircea Lucescu si è spento ieri all’età di 80 anni presso l’Ospedale Universitario di Bucarest. Il tecnico, che aveva da poco lasciato la guida della nazionale della Romania per motivi di salute, è stato colto da un infarto fatale dopo un periodo di ricovero iniziato in seguito a un malore durante gli allenamenti per le qualificazioni mondiali.
Nato a Bucarest il 29 luglio 1945, Lucescu ha vissuto un’esistenza indissolubilmente legata al pallone. Da calciatore è stato una colonna della Dinamo Bucarest e capitano della nazionale rumena ai Mondiali del 1970, dove ebbe l’onore di scambiare la maglia con Pelé, un cimelio che conservava con orgoglio. “Quella maglia è ancora sporca di fango e non l’ho mai lavata” ha detto. Ma è nel ruolo di allenatore che il suo genio ha trovato la massima espressione, collezionando ben 35 titoli ufficiali. La sua carriera da tecnico è iniziata precocemente nel 1978 come giocatore-allenatore del Corvinul Hunedoara, per poi portarlo a guidare club prestigiosi in Romania, Turchia, Ucraina e Italia.
We are deeply saddened to learn that the great Mircea Lucescu has passed away aged 80.
UEFA president Aleksander Čeferin has paid tribute to “one of the game’s true originals – a man of rare football intellect, remarkable dignity and passion.”
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— UEFA (@UEFA) April 7, 2026
Nel nostro Paese, Lucescu ha lasciato un segno profondo, non solo per i risultati ma per la sua capacità di scovare talenti puri. Fu lui a intuire le potenzialità di un giovanissimo Andrea Pirlo, facendolo esordire in Serie A a soli sedici anni durante l’esperienza al Brescia. Il suo legame con l’Italia è passato anche attraverso le panchine di Pisa, Reggiana e soprattutto l’Inter di Ronaldo, dove visse una stagione complessa nel 1998/99, culminata con le dimissioni dopo una pesante sconfitta contro la Sampdoria. Nonostante le alterne fortune, è sempre stato stimato per la sua eleganza intellettuale e per una visione tattica che anticipava i tempi.
Pioniere della match analysis, Lucescu era famoso per la sua sterminata collezione di registrazioni video in un’epoca in cui lo studio sistematico dell’avversario non era una pratica usuale. Definiva il suo calcio non come una serie di schemi rigidi, ma come un fluire di idee creative. Questa filosofia lo ha portato a successi storici all’estero, in particolare con il Galatasaray, con cui vinse la Supercoppa UEFA nel 2000 battendo il Real Madrid, e con lo Shakhtar Donetsk. In Ucraina ha costruito un vero impero sportivo, conquistando 22 trofei in dodici anni, tra cui la Coppa UEFA nel 2009, diventando una figura così iconica (mai come in questo caso l’aggettivo ha senso) da meritare una statua celebrativa davanti allo stadio del club.
L’ultimo capitolo della sua vita è stato guidato da un profondo senso di dovere verso la propria patria. Nonostante l’età avanzata e i segnali di un fisico affaticato, nell’agosto 2024 aveva accettato la sfida di tornare sulla panchina della Romania con l’obiettivo di condurre la squadra ai Mondiali del 2026, obiettivo purtroppo sfumato nella semifinale dei playoff contro la Turchia. Struggente a fine match l’abbraccio sentito degli avversari Hakan Çalhanoğlu e Vincenzo Montella:
Romania was eliminated from the 2026 World Cup after losing 0-1 to Turkey, and at the end of the match Mircea Lucescu was encouraged by Hakan Çalhanoğlu and Vincenzo Montella.
🇷🇴🇹🇷 pic.twitter.com/tEyHDj9M4z
— Brave Romania (@brave_romania) March 26, 2026
Era l’allenatore più anziano della storia delle competizioni UEFA e si è arreso solo quando il cuore non ha più retto lo sforzo. Sarebbe potuto rimanere a casa, ma alla moglie ha detto: “Non posso andare via da codardo”. Lucescu, allenatore poliglotta e giramondo, se ne va come aveva sempre sognato: sul campo.



