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Home » Spettacolo » Morto Afrika Bambaataa, il padre di ‘Planet Rock’ che trasformò il Bronx nell’hip hop

Morto Afrika Bambaataa, il padre di ‘Planet Rock’ che trasformò il Bronx nell’hip hop

Afrika Bambaataa fu pioniere dell'hip-hop e creatore di "Planet Rock". La sua eredità tra innovazione musicale e terribili controversie.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Aprile 2026
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Afrika Bambaataa
Afrika Bambaataa (YouTube)

Afrika Bambaataa, una delle figure fondamentali della cultura hip-hop, è morto all’età di 68 anni. L’artista è deceduto in Pennsylvania giovedì mattina intorno alle 3 ora locale a causa di complicazioni legate al cancro, come riportato da TMZ. La notizia della sua scomparsa è stata confermata dalla Hip Hop Alliance, organizzazione guidata dal musicista Kurtis Blow.

Nato Lance Taylor nel Bronx da genitori immigrati giamaicani e barbadiani, Bambaataa è cresciuto durante l’era del movimento di liberazione nero. Da adolescente entrò a far parte della gang Black Spades, ma seppe trasformare le sue capacità di leadership in qualcosa di completamente diverso: nel 1973 co-fondò la Universal Zulu Nation, un’organizzazione internazionale di sensibilizzazione hip-hop che cercava di allontanare la cultura giovanile dalla violenza e spingerla verso la creatività.

Il suo ruolo nella nascita dell’hip-hop fu determinante negli anni Ottanta. Nel 1982 Bambaataa ottenne riconoscimento mondiale con il brano Planet Rock, un singolo che contribuì a definire l’identità musicale del decennio e aiutò a stabilire l’electro funk come genere a sé stante. Il pezzo campionava i suoni dei Kraftwerk, il gruppo elettronico tedesco che aveva ispirato Bambaataa a esplorare la musica elettronica come parte del collettivo Ebn Ozn.

Hip Hop Pioneer Afrika Bambaataa Dead at 68 pic.twitter.com/hT9fZhYwES

— Read the bio (@musicasjc5) April 9, 2026

La sua visione trasformò il quartiere del Bronx nella culla di una cultura che oggi raggiunge ogni angolo del mondo. Come ha dichiarato il reverendo Dr Kurtis Blow Walker, direttore esecutivo della Hip Hop Alliance, Bambaataa ha contribuito a plasmare un movimento globale radicato nella pace, nell’unità, nell’amore e nel divertimento.

Nel corso degli anni Ottanta e oltre, l’artista collaborò con numerosi musicisti di spicco, tra cui James Brown, John Lydon e George Clinton. In quegli anni divenne un vero tormentone il pezzo Reckless, cantato assieme agli UB40. Nel 1985 partecipò alla creazione dell’album storico Sun City come parte di Artists United Against Apartheid, un gruppo di artisti che si unì per protestare contro l’apartheid in Sudafrica. Al progetto presero parte anche Bob Dylan, Bono, Bruce Springsteen, Joey Ramone, Run-DMC, Lou Reed e Bonnie Raitt.

Bambaataa continuò a pubblicare album nei decenni successivi. Nel 1986 uscì l’album Afrika Bambaataa & the Soulsonic Force’s Planet Rock, che raccoglieva i suoi singoli precedenti e lo vedeva collaborare con artisti hip-hop come Melle Mel e Trouble Funk. Il suo ultimo album, Dark Matter Moving at the Speed of Light, fu pubblicato nel 2004.

Bambaataa rimase alla guida della Universal Zulu Nation fino al 2016, quando si dimise dopo che emersero accuse di abusi sessuali su minori risalenti agli anni Ottanta e Novanta. Diversi uomini del Bronx accusarono il musicista di molestie. Bambaataa negò le accuse in una dichiarazione, definendole infondate e un tentativo codardo di danneggiare la sua reputazione e la sua eredità nell’hip-hop.

Un uomo che si dichiarò ex guardia del corpo di Bambaataa, Shamsideen Shariyf Ali Bey, raccontò di aver assistito a situazioni sospette, affermando che il musicista viaggiava con adolescenti che portava con sé nei tour all’estero. Nel maggio 2025 un querelante anonimo accusò Bambaataa di quattro anni di abusi sessuali iniziati nel 1992, quando la presunta vittima aveva 12 anni. Il musicista perse la causa civile per inadempienza dopo non essersi presentato in tribunale, come riportato da The Guardian.

 

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