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Home » Salute » Scienza » Scoperto un oggetto “impossibile”: potrebbe essere un buco nero nato dopo il Big Bang

Scoperto un oggetto “impossibile”: potrebbe essere un buco nero nato dopo il Big Bang

Scoperto un buco nero con massa inferiore al Sole: il segnale S251112cm conferma l'origine primordiale e svela i segreti della materia oscura.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino13 Aprile 2026
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l'immagine di un buco nero
l'immagine di un buco nero (fonte: Unsplash)

Un’eccezionale rilevazione di onde gravitazionali avvenuta il 12 novembre 2025 ha identificato un oggetto celeste con una massa inferiore a quella del Sole, una caratteristica fisicamente impossibile per i buchi neri di origine stellare. Il segnale, captato dai rivelatori LIGO e Virgo, suggerisce l’esistenza di un buco nero primordiale formatosi pochi istanti dopo il Big Bang. Questa scoperta offre una prova tangibile a una teoria ipotizzata negli anni Settanta, aprendo una nuova strada per risolvere il mistero della materia oscura.

Il fenomeno è stato catalogato con la sigla S251112cm e ha messo in allerta i centri di ricerca situati negli Stati Uniti e in Europa. Gli strumenti hanno registrato una vibrazione dello spaziotempo proveniente da una distanza di oltre 300 milioni di anni luce. L’aspetto che ha scosso la comunità scientifica riguarda la natura dell’oggetto coinvolto nella collisione: i modelli attuali prevedono che un buco nero possa nascere solo dal collasso di stelle massicce, il che implica una massa minima decisamente superiore a quella solare. Il corpo rilevato, invece, possiede una massa stimata tra lo 0,1 e lo 0,87 rispetto a quella del Sole, un parametro che lo colloca fuori da ogni categoria stellare conosciuta.

Un buco nero
Un buco nero (fonte: Unsplash)

L’origine di un simile corpo celeste va ricercata nelle primissime fasi di vita dell’universo. Secondo le analisi condotte dai fisici dell’Università di Miami, questi oggetti non sarebbero il risultato della morte di una stella, ma si sarebbero generati direttamente dalle fluttuazioni di densità presenti nel plasma primordiale, subito dopo la grande esplosione iniziale. In quell’epoca remota, nota come era della cromodinamica quantistica, le condizioni di pressione e temperatura avrebbero permesso a piccole regioni di materia di collassare su se stesse, creando buchi neri di dimensioni variabili, da minuscoli granelli a giganti cosmici.

La rilevanza di questa osservazione si estende alla comprensione della materia oscura, la componente invisibile che costituisce l’85 percento della massa universale. Poiché questa sostanza non emette luce e interagisce solo tramite la gravità, la sua natura è rimasta ignota per decenni. Lo studio suggerisce che i buchi neri primordiali potrebbero costituire almeno il 4 percento della materia oscura, agendo come mattoni invisibili che influenzano la struttura delle galassie. Se i dati venissero confermati su larga scala, la frazione di materia oscura spiegata da questi oggetti potrebbe rivelarsi persino superiore.

Il modello matematico applicato dal team di ricerca si sposa coerentemente con le osservazioni effettuate finora. Calcolando la probabilità di tali eventi, gli scienziati hanno previsto una frequenza di circa un segnale all’anno per strumenti con la sensibilità di LIGO. Il fatto che S251112cm sia stato l’unico evento di questo tipo registrato in oltre quattro anni di monitoraggio effettivo rientra perfettamente nelle previsioni statistiche. Questo equilibrio tra teoria e osservazione rafforza l’ipotesi che il segnale non sia un semplice errore di misurazione, ma la firma di un oggetto nato alle origini del tempo.

Attualmente, i ricercatori mantengono un approccio rigoroso e attendono la conferma definitiva delle analisi. Esiste ancora una piccola possibilità che il segnale sia un’anomalia statistica, con un margine di errore che si verifica circa una volta ogni quattro o sei anni. Tuttavia, la solidità dei dati raccolti dai tre diversi osservatori contemporaneamente rende l’evento S251112cm uno dei candidati più autorevoli per riscrivere i libri di astronomia.

 

 

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