Un’equipe di archeologi italiani ha portato alla luce, sotto il pavimento della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, resti di ulivi e viti di duemila anni fa, confermando che quell’area fu un tempo coltivata. La scoperta si allinea in modo sorprendente con quanto scritto nel Vangelo di Giovanni, che descrive la tomba di Gesù come collocata in un giardino. È la prima volta che un dato materiale corrobora direttamente quella descrizione.
La Chiesa del Santo Sepolcro è da secoli al centro di un’accesa disputa tra le tre comunità religiose che la gestiscono: il Patriarcato Ortodosso, la Custodia di Terra Santa e il Patriarcato Armeno. Solo nel 2019 i tre gruppi hanno raggiunto un accordo per avviare i lavori di ristrutturazione del pavimento ottocentesco, aprendo involontariamente la strada a un’impresa archeologica di enorme portata. Un team dell’Università La Sapienza di Roma ha colto l’occasione, avviando nel 2022 scavi sistematici sotto le navate della chiesa, con una squadra di dieci o dodici persone costantemente attiva a Gerusalemme e un gruppo più ampio che lavora sui dati in Italia.
Sotto il pavimento dell’Ottocento si trova una cava risalente all’Età del Ferro, tra il 1200 e il 586 avanti Cristo. In epoca più vicina a quella di Gesù, quella stessa cava era diventata un’area funeraria, con tombe ricavate direttamente nella roccia. Fu proprio lì che Costantino, primo imperatore romano convertito al Cristianesimo, ordinò la costruzione della prima versione della basilica, sulla base di ciò che i cristiani del tempo indicavano come il luogo della sepoltura. La chiesa avrebbe poi subito varie distruzioni nel corso dei secoli, prima di assumere la forma attuale, edificata dai Crociati nel XII secolo.

La coordinatrice degli scavi, Francesca Romana Stasolla, ha spiegato che i ritrovamenti archeobotanici si sono rivelati i più significativi dell’intera campagna. Tra la cava dell’Età del Ferro e la costruzione della basilica, il terreno fu trasformato in un’area agricola: piccoli muretti a secco delimitavano appezzamenti riempiti di terra coltivabile, dove crescevano ulivi e viti. È lì, in quello spazio tra il Calvario e la tomba, che il Vangelo di Giovanni colloca il giardino descritto nel versetto 19:41, quello stesso testo che gli storici considerano scritto da qualcuno che conosceva Gerusalemme dall’interno.
Il fatto che il dato archeologico coincida con la fonte letteraria non è considerato una prova definitiva della sepoltura di Gesù, ma rappresenta un elemento di coerenza storica difficile da ignorare. Gli scavi hanno restituito anche monete e ceramiche databili al IV secolo, materiali che richiedono ancora anni di analisi prima di poter essere interpretati in modo compiuto.
Stasolla ha scelto di inquadrare la scoperta in una prospettiva più ampia, sottolineando che il vero valore di ciò che emerge non riguarda solo la dimensione religiosa. La storia della Chiesa del Santo Sepolcro è la storia di Gerusalemme stessa, e da un certo momento in poi è la storia della venerazione di Gesù Cristo, indipendentemente da ciò che ciascuno sceglie di credere riguardo alla sua storicità.
