Una scoperta inattesa ha scosso la comunità scientifica: ricercatori hanno individuato tracce di inchiostro da penna a sfera all’interno di campioni di meteoriti provenienti da Marte. Prima che qualcuno pensi agli extraterrestri, va chiarito subito: queste tracce non hanno nulla a che fare con ipotetici marziani, ma rivelano qualcosa di altrettanto significativo sui nostri metodi di analisi dei materiali extraterrestri.
Lo studio, condotto da un gruppo di ricerca dell’Università dei Paesi Baschi in Spagna e pubblicato sulla rivista Applied Geochemistry, ha analizzato sei sezioni di meteoriti marziani raccolti tra il 2001 e il 2014. Tutti i campioni provenivano dal Johnson Space Center della NASA ed erano già stati sottoposti a procedure di preparazione per successive analisi scientifiche.
I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori. Utilizzando la spettroscopia Raman, una tecnica comunemente impiegata per analizzare la composizione chimica di oggetti extraterrestri, il team ha identificato sette diversi contaminanti terrestri. Tra questi, alcuni erano prevedibili: tracce di diamante derivanti dall’uso di seghe diamantate per tagliare i campioni, o alcol etilico utilizzato nei processi di pulizia.

Ma poi sono emersi elementi decisamente inaspettati. Gli scienziati hanno trovato un composto di rame e una molecola organica sintetica utilizzata negli inchiostri per penne a sfera e penne gel. C’era anche un tipo di resina di tall oil corrispondente a un inchiostro da stampante, oltre a tracce di poliestere blu, probabilmente provenienti da qualche prodotto tessile utilizzato durante la manipolazione dei campioni.
Come spiega Leire Coloma, una delle coautrici dello studio e chimica analitica, i meteoriti subiscono trasformazioni già durante il loro viaggio attraverso l’atmosfera terrestre. Le alte temperature e pressioni creano una sorta di crosta superficiale che altera la composizione mineralogica originale. Per questo motivo, gli scienziati rimuovono tipicamente questo strato esterno prima di studiare l’interno del campione.
Il problema è che i protocolli di preparazione dei campioni variano enormemente: pulizia a ultrasuoni, taglio con seghe diamantate, immersione in solventi o lubrificanti polimerici. Ogni istituzione e ogni tipo di campione richiede approcci diversi, ma questa mancanza di standardizzazione complica gli sforzi per identificare con certezza se una sostanza chimica interessante trovata nei campioni sia legittima o semplicemente un contaminante.
La buona notizia è che non c’è motivo di allarmarsi riguardo alle scoperte scientifiche passate sui meteoriti marziani. Come sottolinea lo studio, la probabilità che gli scienziati abbiano scambiato questi contaminanti per materiale autenticamente marziano è piuttosto bassa. I metodi analitici moderni sono generalmente efficaci nell’identificare e distinguere le sostanze estranee.
Tuttavia, i ricercatori avvertono che una maggiore cautela e, auspicabilmente, una consolidazione dei protocolli di pulizia potrebbero aiutare a minimizzare gli errori.
Lo studio propone alcuni passaggi per ridurre i residui derivanti dal processo di preparazione dei campioni, pur riconoscendo che le procedure dovrebbero essere differenziate per meteoriti primitivi e gruppi minerali specifici. Il team dell’Università dei Paesi Baschi ha espresso l’intenzione di continuare a testare i metodi migliori per pulire i campioni, una preparazione particolarmente importante considerando che sono tra i gruppi destinati a ricevere nuovi campioni marziani una volta che il rover Perseverance della NASA tornerà sulla Terra.
Questa scoperta non svaluta affatto la ricerca scientifica condotta finora, ma evidenzia l’importanza di sviluppare approcci più unificati e rigorosi nella gestione di materiali così preziosi e rari. Ogni meteorite che arriva sulla Terra rappresenta un’opportunità unica per comprendere la composizione e la storia del nostro sistema solare, e garantire l’integrità di questi campioni è fondamentale per il progresso della scienza planetaria.
