I bambini italiani fanno sempre più fatica con la matematica, soprattutto nei primi anni di scuola. È il dato che emerge con maggiore forza dal Rapporto INVALSI 2026, presentato alla Camera dei Deputati, che segnala un calo della quota di alunni della scuola primaria in grado di raggiungere almeno il livello base nella disciplina. Il quadro, però, non è interamente negativo: mentre alle elementari cresce la preoccupazione, gli studenti più grandi mostrano segnali di recupero e l’Italia continua a migliorare nella lotta alla dispersione scolastica.
La fotografia più delicata riguarda infatti la scuola primaria. Nelle classi seconda e quinta elementare, la percentuale di bambini che raggiunge almeno il livello minimo in matematica è diminuita di circa tre punti percentuali rispetto al 2025. In seconda primaria si passa dal 67% al 64%, mentre in quinta dal 66% al 63%. In altre parole, poco più di sei alunni su dieci raggiungono gli obiettivi considerati adeguati per la loro età.

Il confronto con il periodo precedente alla pandemia rende il quadro ancora più significativo. Rispetto al 2019, quando oltre il 70% degli alunni raggiungeva almeno il livello base, il calo complessivo oscilla tra l’8% e il 10%. Un dato che conferma come le conseguenze del Covid sugli apprendimenti, almeno per la matematica, non siano ancora state completamente riassorbite. È proprio per questo che il presidente dell’INVALSI, Roberto Ricci, invita a concentrare maggiori sforzi sul rafforzamento delle competenze matematiche fin dai primi anni di scuola, sfruttando pienamente gli strumenti previsti dalle Indicazioni nazionali.
Diversa, invece, la situazione nelle altre materie della primaria. In italiano il quadro rimane sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, mentre l’inglese continua a registrare risultati molto elevati: in quinta elementare il 91% degli alunni raggiunge il livello A1 nella lettura e l’85% nelle prove di ascolto, valori praticamente invariati rispetto al 2025.
Le difficoltà osservate alle elementari non si riflettono però allo stesso modo nei gradi scolastici successivi. Nella scuola secondaria di secondo grado si registra infatti un lieve miglioramento in matematica già nelle classi seconde, mentre all’ultimo anno delle superiori la quota di studenti che raggiunge livelli adeguati cresce dal 49% al 52%. I progressi più evidenti arrivano dal Mezzogiorno, dove il Sud passa dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%, segnali che indicano un recupero territoriale rispetto agli anni precedenti.
Anche il quadro generale della scuola italiana offre motivi di ottimismo. Secondo le stime contenute nel rapporto, la dispersione scolastica potrebbe scendere dal già positivo 8,2% del 2025 al 7,3% nel 2026, ben al di sotto dell’obiettivo europeo fissato per il 2030. Migliora inoltre la cosiddetta dispersione implicita, cioè la quota di studenti che termina gli studi senza possedere competenze di base adeguate, passata dall’8,7% al 6,3%, il valore più basso mai registrato. Cresce infine anche il numero degli studenti che raggiunge risultati di eccellenza, salito dal 12,3% al 13,1%.
