Il nitrito del cavallo è uno dei suoni più iconici del mondo animale, utilizzato per salutare i simili, celebrare il momento del pasto o cercare nuovi compagni. Tuttavia, per decenni, la natura bivalente di questo verso ha rappresentato un vero rompicapo per la comunità scientifica. Recentemente, uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Biology ha finalmente svelato il meccanismo biologico che rende il nitrito un fenomeno unico nel regno dei grandi mammiferi.
Ciò che rende il nitrito così particolare è la sua struttura acustica: esso fonde simultaneamente suoni a bassa frequenza, simili a grugniti, e toni acuti che ricordano dei fischi. Se la parte bassa del verso non costituiva un mistero, essendo prodotta dalla vibrazione dei tessuti della laringe in modo analogo alla voce umana, la componente acuta sfidava le leggi della biologia. In natura, infatti, esiste una proporzione diretta tra la dimensione dell’animale e la frequenza del suono prodotto: gli animali più grandi tendono a emettere suoni più gravi.
Attraverso l’uso di micro-telecamere inserite nelle cavità nasali e analisi condotte su laringi isolate, il team di ricerca guidato da Elodie Mandel-Briefer dell’Università di Copenaghen ha scoperto il segreto. I cavalli non si limitano a usare le corde vocali, ma fischiano.

Mentre l’aria passa sopra i tessuti vocali facendoli vibrare, un’area situata appena sopra la laringe si contrae, lasciando solo una piccolissima apertura. L’aria che attraversa questo stretto passaggio genera un fischio ad alta frequenza. A differenza degli esseri umani, che fischiano utilizzando la bocca, i cavalli producono questo suono direttamente all’interno della gola.
Questa capacità pone il cavallo in una posizione d’eccezione. Sebbene alcuni piccoli roditori, come topi e ratti, utilizzino meccanismi simili, il cavallo è il primo grande mammifero conosciuto capace di produrre un fischio e una “canzone” vocale nello stesso momento. È interessante notare come questa abilità non sia condivisa dai parenti stretti: se i cavalli selvaggi di Przewalski e gli alci mostrano capacità analoghe, zebre e asini non sono in grado di emettere questi toni acuti.
Ma perché l’evoluzione ha dotato i cavalli di questo complesso strumento sonoro? La risposta risiede nella socialità di questi animali. La possibilità di emettere due frequenze fondamentali contemporaneamente permette al cavallo di trasmettere messaggi molto più complessi.
Secondo i ricercatori, le diverse tonalità consentono di esprimere una gamma di emozioni più ampia durante le interazioni sociali. Come spiegato dalla dottoressa Mandel-Briefer, i cavalli possono comunicare i propri sentimenti in due dimensioni simultanee, rendendo il loro “linguaggio” estremamente sfaccettato e preciso per la vita di branco.



