È la fine di un’era per il Giappone. Con la partenza dei gemelli Xiao Xiao e Lei Lei dallo zoo di Ueno, il Paese del Sol Levante si ritrova per la prima volta in mezzo secolo senza neanche un panda gigante. Le scene degli ultimi giorni a Tokyo sono state impressionanti: migliaia di persone hanno sfidato code di oltre tre ore e sistemi di prenotazione blindati solo per un ultimo, fugace sguardo ai due fratelli. Non è stato un semplice addio a due animali famosi, ma un vero e proprio lutto nazionale che ha coinvolto intere generazioni.
Nonostante siano nati nel cuore del Giappone nel 2021, Xiao Xiao e Lei Lei non sono mai stati “giapponesi”. Secondo le rigide regole internazionali, la Cina detiene la proprietà assoluta di ogni panda gigante esistente sul pianeta, compresi i cuccioli che nascono all’estero. Questi animali vengono concessi agli zoo stranieri solo attraverso contratti di prestito temporaneo; una volta raggiunta una certa età, o alla scadenza degli accordi, devono obbligatoriamente “tornare a casa” per partecipare ai programmi di riproduzione nel loro habitat d’origine.
Dietro la tenerezza di questi giganti bianchi e neri si nasconde una complessa rete di relazioni internazionali nota come Panda Diplomacy. Pechino utilizza questi ambasciatori a quattro zampe come barometro dei rapporti politici: concedere un panda è un segno di grande amicizia e fiducia, mentre richiamarli o non rinnovare i prestiti può indicare un raffreddamento nei dialoghi tra governi. Il fatto che il Giappone sia rimasto “a secco” proprio ora non è passato inosservato agli esperti di geopolitica, visti i rapporti tesi tra le due potenze asiatiche.
Mentre i visitatori piangono la loro assenza, il dibattito si sposta anche sul benessere animale. Se da un lato questi scambi finanziano la tutela della specie (che grazie a questi sforzi non è più ufficialmente “in via di estinzione” ma solo “vulnerabile”), dall’altro molti criticano l’uso di esseri viventi come merce di scambio o attrazioni turistiche. Resta il fatto che, per il cittadino medio di Tokyo, il parco di Ueno sembrerà da oggi un po’ più vuoto, segnando la fine di un legame affettivo durato cinquant’anni.



