Una scoperta straordinaria nella Papua Occidentale, provincia dell’Indonesia, ha sorpreso la comunità scientifica internazionale: due marsupiali ritenuti estinti da circa 6.000 anni sono stati ritrovati vivi. Si tratta di un evento rarissimo nel campo della biologia della conservazione, che gli esperti hanno definito come “una scoperta che capita una volta nella vita”.
Le specie interessate sono l’opossum pigmeo dalle lunghe dita (Dactylonax kambuayai) e il petauro dalla coda ad anello (Tous ayamaruensis), che entrano ufficialmente a far parte di un gruppo di animali decisamente esclusivo denominato dei “fossili viventi”, poiché fino ad ora le uniche tracce della loro esistenza erano delle ossa fossilizzate risalenti a più di 6.000 anni fa.
La notizia ha generato entusiasmo tra i ricercatori che da anni studiano le specie animali scomparse e quelle a rischio di estinzione. Il ritrovamento di questi piccoli marsupiali rappresenta non solo una vittoria per la biodiversità, ma anche una speranza concreta per altre specie considerate perdute per sempre.
Secondo le prime informazioni diffuse, questi animali erano stati considerati estinti basandosi su evidenze fossili e sull’assenza di avvistamenti documentati per millenni. La loro improvvisa ricomparsa solleva interrogativi affascinanti su come siano riusciti a sopravvivere in habitat remoti e inaccessibili, sfuggendo all’osservazione umana per così tanto tempo.
Sulla penisola di Vogelhop, nella Papua Occidentale (la parte dell’isola della Nuova Guinea controllata dall’Indonesia), alcuni scavi archeologici eseguiti alla fine del ‘900 avevano portato alla scoperta di frammenti ossei risalenti all’Età della Pietra, tracce fossili che non erano state riscontrate prima di allora. Un ricercatore aveva ipotizzato nel 2007 che quegli stessi animali esistessero ancora, in quanto molto simili ad altri marsupiali presenti nell’isola (ancora parzialmente inesplorata), e che una ricerca più approfondita lo avrebbe dimostrato.
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Il fotografo Carlos Bocos aveva immortalato un opossum dalle lunghe dita appollaiato su un albero, ma la sua foto da sola non costituiva una prova della sopravvivenza di questa specie, molto simile ad altre due già documentate. Questo opossum si distingue per le sue dita molto lunghe, in grado di estrarre dai tronchi cavi degli alberi gli insetti di cui si nutre.
A condurre una ricerca più approfondita è statolo scienziato australiano Tim Flannery, che è riuscito a documentare l’esistenza di questo marsupiale rivedendo gli archivi dell’Università della Nuova Guinea, in cui erano stati conservati due esemplari classificati erroneamente come specie diverse.
L’altra specie “riscoperta” da Flannery è il petauro dalla coda ad anello, i cui esemplari sono considerati dalla comunità indigena di Vogelkop delle incarnazioni sacre dei loro antenati del passato. Anche in questo caso, se ne conoscevano solo tracce fossili rinvenute in scavi archeologici, ma un esemplare era stato fotografato vivo nel 2015. Flannery decise insieme al suo team di separare questo animale in un genere a parte, il Tous, rispetto ai suoi “parenti” più stretti dei generi Petauroides e Hemibelideus, presenti in Australia anche ai giorni nostri. Queste somiglianze dimostrano che Australia e Nuova Guinea erano un tempo collegate, e che quest’ultima potrebbe ospitare altre versioni “arcaiche” delle specie animali attualmente documentate in Australia.
La comunità scientifica internazionale ha accolto la notizia con grande interesse, sottolineando come eventi di questo tipo siano eccezionalmente rari. La storia di questi marsupiali “resuscitati” dopo 6.000 anni rappresenta un promemoria potente della resilienza della natura e dei misteri che ancora custodisce.
Nei prossimi mesi sono attesi ulteriori studi e pubblicazioni scientifiche che documenteranno nel dettaglio questa scoperta eccezionale, fornendo informazioni cruciali per la conservazione di questi animali e per la comprensione della loro straordinaria storia di sopravvivenza.



