La Nuova Zelanda sta per intraprendere una missione che sembra uscita da un film di fantascienza: eliminare completamente milioni di animali invasivi entro il 2050 per salvare le proprie specie native dall’estinzione. Si tratta del progetto di rimozione di specie invasive più grande mai tentato al mondo.
Per capire questa storia, dobbiamo immaginare la Nuova Zelanda come un’isola paradiso dove per milioni di anni hanno vissuto solo uccelli unici al mondo. Il kiwi, l’uccello simbolo del paese è tondo, peloso, non sa volare e ha un becco lunghissimo. Insieme a lui vivevano decine di altre specie di uccelli straordinari.
Il disastro è iniziato quando i colonizzatori europei, a partire dal 1800, hanno portato sull’isola animali che non c’erano mai stati prima. Alcuni sono arrivati per sbaglio, come i topi che si nascondevano sulle navi. Altri sono stati portati di proposito: i conigli per il cibo, gli ermellini per controllare i conigli, gli opossum australiani per la pelliccia.
Senza predatori naturali che li tenessero sotto controllo, questi animali si sono moltiplicati in modo esplosivo, diventando dei veri e propri “killer” per gli uccelli nativi. Oggi, 62 specie di uccelli neozelandesi sono già estinte per sempre, e oltre l’80% di quelle rimaste rischia di scomparire.

L’ermellino è il nemico numero uno. Questo piccolo mammifero, lungo solo 30 centimetri e imparentato con donnole e furetti, è un predatore spietato e intelligentissimo. Gli ermellini riescono a arrampicarsi ovunque, passare attraverso buchi piccolissimi e uccidere anche quando non hanno fame.
Per i pulcini di kiwi, che si sono evoluti senza mai conoscere predatori terrestri, l’ermellino è una condanna a morte. I kiwi, quando si sentono in pericolo, si fermano immobili sperando di non essere visti dall’alto (la loro antica strategia contro i rapaci), ma questo non serve contro un ermellino che li fiuta e li raggiunge sottoterra. Solo il 5% dei piccoli kiwi sopravvive in natura.
Altri “nemici” sono i topi (che mangiano le uova negli nidi), gli opossum australiani (che divorano le foglie degli alberi nativi) e i gatti randagi.
Il progetto “Predator Free 2050” è la risposta della Nuova Zelanda a questa emergenza. L’obiettivo è eliminare completamente ermellini, furetti, donnole, opossum e tre specie di topi da tutto il territorio nazionale entro il 2050. Stiamo parlando di uccidere decine di milioni di animali invasivi in un territorio grande quanto l’Italia.
È una sfida titanica che richiederà tecnologie mai usate prima: trappole intelligenti con intelligenza artificiale che riconoscono gli animali target, droni con sensori termici per individuare gli intrusi, ricerca genetica per sviluppare veleni specifici per una sola specie, e forse anche modi per interrompere la riproduzione degli invasori.
In alcune piccole isole al largo della Nuova Zelanda, la missione è già riuscita. Liberati dai predatori, questi luoghi sono diventati dei santuari dove gli uccelli rari possono finalmente sopravvivere e riprodursi.
Sulla terraferma, migliaia di volontari stanno partecipando alla “guerra” contro gli invasivi, installando trappole nei loro giardini e nei parchi. Nella zona di Whakatāne, il gruppo di conservazione locale ha piazzato 800 trappole e cattura decine di ermellini ogni anno. Ma più passa il tempo, più gli ermellini diventano “furbi”: imparano a evitare le trappole e insegnano questo trucco ai loro piccoli.
Il progetto solleva una domanda difficile: è giusto uccidere milioni di animali (comunque innocenti) per salvarne altri? Gli studiosi di etica della conservazione spiegano che la situazione è stata creata dall’uomo, quindi è responsabilità dell’uomo risolverla. Ogni anno, 25 milioni di uccelli neozelandesi vengono uccisi dai predatori invasivi.
Come spiega Brent Beaven, responsabile del progetto: “Se non agiamo, stiamo uccidendo la nostra fauna nativa per omissione. Scegliere di non agire è comunque un’azione. In ogni caso, qualcosa morirà in base alle decisioni che prendiamo“.
Non tutti gli esperti credono che il piano sia realistico. Alcuni pensano che con risorse limitate sarebbe meglio concentrarsi su aree più piccole ma più facili da proteggere, costruendo più riserve recintate piuttosto che tentare un approccio nazionale.
Ma per molti neozelandesi non c’è alternativa. Il kiwi e gli altri uccelli unici del loro paese fanno parte dell’identità nazionale (gli uccelli sono persino stampati sulle banconote). Senza un intervento drastico, tra due generazioni questi animali straordinari potrebbero scomparire per sempre.



