Un Labrador di nome Stanley ha rinvenuto nel giardino di casa, nel Devon, un reperto storico che potrebbe gettare nuova luce su un celebre omicidio dell’epoca vittoriana. Scavando con insistenza nello stesso punto, l’animale ha portato alla luce una boccetta di vetro blu con la scritta incisa “Da non assumere”, tipica dei contenitori di veleno del XIX secolo. La scoperta collega l’abitazione dei proprietari, situata a Clyst Honiton, al tragico caso di Mary Ann Ashford, condannata a morte nel 1866 per aver avvelenato il marito.
Paul Phillips, il proprietario di Stanley, ha assistito per giorni ai tentativi del suo cane di disseppellire qualcosa di specifico nel perimetro della proprietà. Nonostante i ripetuti interventi per riparare le buche, il Labrador tornava costantemente nello stesso punto, finché non ha estratto una piccola bottiglia di vetro blu cobalto. Una volta ripulito, l’oggetto ha rivelato la sua natura: un contenitore per sostanze tossiche, introdotto sul mercato proprio a metà dell’Ottocento per distinguere i farmaci dai veleni, anche al tatto.

L’intuizione di Phillips è nata dal ricordo di una cronaca locale letta tempo prima. Approfondendo le ricerche, l’uomo ha scoperto che la sua abitazione confina con quella che fu la residenza di William e Mary Ann Ashford nel 1865. Il sospetto che quel vetro possa essere il “corpo del reato” mai rinvenuto all’epoca è supportato dalla vicinanza geografica e dalla natura del crimine che sconvolse l’Inghilterra vittoriana.
La vicenda di Mary Ann Ashford è intrisa di elementi classici del poliziesco d’epoca. La donna fu accusata di aver orchestrato l’omicidio del marito, William, per impossessarsi della sua eredità e iniziare una nuova vita con un amante di ventidue anni più giovane, che lavorava in un panificio poco distante dalla casa. L’accusa parlava chiaramente di “omicidio per avvelenamento da arsenico”.
Il processo si tenne nel marzo del 1866 presso le Assise di Devon e durò pochissimo: alla giuria bastarono pochi minuti di camera di consiglio per emettere un verdetto di colpevolezza. La velocità della sentenza rifletteva il clima di condanna morale che circondava la donna, ma fu l’esecuzione a restare impressa nella memoria collettiva, cambiando per sempre la storia della giustizia britannica.
Mary Ann Ashford fu impiccata a Exeter davanti a una folla oceanica di 20.000 persone. Tuttavia, l’esecuzione fu eseguita in modo maldestro: la donna impiegò diversi minuti per morire, trasformando lo spettacolo pubblico in un’agonia straziante. Questo evento traumatico scosse profondamente l’opinione pubblica dell’epoca, alimentando il dibattito sulla crudeltà delle esecuzioni in piazza.
Il caso Ashford è oggi considerato uno dei catalizzatori che portarono all’abolizione delle impiccagioni pubbliche in Inghilterra alla fine degli anni ’60 dell’Ottocento. Il fallimento tecnico del boia a Exeter divenne un simbolo dell’inefficacia e della disumanità della pena di morte come intrattenimento popolare, spingendo le autorità verso esecuzioni private all’interno delle mura carcerarie.
Resta l’interrogativo sul perché una boccetta di veleno dovesse trovarsi sepolta proprio in quel giardino. Secondo Phillips, il fatto che l’oggetto sia stato nascosto sottoterra suggerisce un tentativo di occultamento intenzionale. Sebbene non vi sia la certezza scientifica che sia stata proprio quella boccetta a contenere l’arsenico fatale, la coincidenza temporale e il luogo del ritrovamento rendono l’ipotesi estremamente suggestiva.
Il fiuto di Stanley ha così trasformato un pomeriggio in giardino in una ricerca archeologica e giudiziaria, riportando a galla un pezzo di storia criminale che, oltre un secolo fa, contribuì a riformare il sistema penale del Regno Unito.



