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Home » Ambiente » Animali » Nati al Bioparco di Roma due gemelli di tamarino tra i primati più piccoli al mondo: grandi quanto una mano

Nati al Bioparco di Roma due gemelli di tamarino tra i primati più piccoli al mondo: grandi quanto una mano

Due gemelli di tamarino imperatore sono nati al Bioparco di Roma: ecco perché il padre è centrale nella loro crescita e cosa li rende unici.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti5 Marzo 2026
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uno dei due tamarini imperatore appena nati
uno dei due tamarini imperatore appena nati (YouTube)

Al Bioparco di Roma sono nati due gemelli di tamarino imperatore, tra i primati più piccoli e curiosi del pianeta. I due cuccioli sono venuti alla luce il 19 febbraio, ma per il momento il loro sesso non è stato ancora determinato.

Grandi poco più di una mano, stanno crescendo sotto lo sguardo attento dei genitori, Sissi e Franz. A osservare i nuovi arrivati con curiosità, poi, c’è anche Sofi, la sorella maggiore nata nel 2021 dalla stessa coppia.

Nel loro spazio recintato i piccoli trascorrono gran parte del tempo aggrappati al corpo del padre, che li porta sempre con sé. Non si tratta solo di un gesto affettuoso: per questa specie è un comportamento fondamentale per la sopravvivenza dei cuccioli.

Il ruolo decisivo del padre

Tra i tamarini imperatore il ruolo del padre è sorprendentemente centrale. In questa specie, infatti, la cura dei piccoli è condivisa, ma il maschio svolge un compito particolarmente importante: trasporta i cuccioli sulla schiena per buona parte della giornata.

Solo quando arriva il momento dell’allattamento Franz consegna i neonati alla madre Sissi. Subito dopo li riprende con sé, permettendole di concentrarsi soprattutto sull’alimentazione.

Per un animale che pesa appena mezzo chilo, affrontare una gravidanza e poi l’allattamento di due gemelli comporta infatti uno sforzo energetico enorme. Senza il supporto costante del maschio, spiegano gli esperti, le possibilità di sopravvivenza dei piccoli sarebbero molto più basse.

Un comportamento raro tra i mammiferi

Il comportamento dei tamarini imperatore è interessante anche dal punto di vista scientifico. Nei mammiferi, infatti, la monogamia e la partecipazione attiva del padre alla crescita dei piccoli sono molto rare, presenti in meno del 5% delle specie.

Quando il maschio prende parte alle cure parentali, nel cervello si attivano specifici meccanismi biologici che rafforzano il legame familiare.

In questo processo entrano in gioco ormoni come ossitocina e vasopressina, spesso definiti ormoni dell’attaccamento. Sono proprio questi a favorire il rapporto tra partner e prole, creando un legame molto forte che spinge il padre a restare vicino ai cuccioli per proteggerli e tenerli al caldo.

Tamarino Imperatore
Tamarino Imperatore – Fonte: Unsplash

Da dove viene il nome “tamarino imperatore”

Il nome di questo primate deriva da una caratteristica molto particolare: i lunghi baffi bianchi curvati verso l’alto, così vistosi da ricordare quelli dell’imperatore tedesco Guglielmo II di Germania.

Quello che inizialmente era solo un soprannome ironico usato dagli zoologi è diventato con il tempo il nome ufficiale della specie.

I tamarini imperatore appartengono alla famiglia dei Callitricidi, che comprende più di quaranta specie di piccoli primati diffusi nelle foreste tropicali del Sud America. Vivono soprattutto nell’area nord-occidentale della Colombia, in ecosistemi sempre più fragili a causa della deforestazione e dei cambiamenti climatici.

Una nascita che fa riflettere

La nascita dei due cuccioli rappresenta certamente un evento importante per la conservazione della specie. Allo stesso tempo, però, invita anche a una riflessione.

Questi animali trascorreranno tutta la loro vita in cattività. In natura vivrebbero nelle fitte foreste tropicali, spostandosi liberamente tra alberi e rami. Qui, invece, passeranno l’esistenza in spazi limitati e sotto lo sguardo dei visitatori.

La nascita dei piccoli suscita quindi tenerezza e meraviglia, ma ricorda anche una verità più ampia: proteggere davvero queste specie significa difendere i loro habitat naturali, non soltanto garantirne la sopravvivenza all’interno di uno zoo.

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