Nel vasto catalogo delle meraviglie biologiche, esiste una creatura che sfida le leggi della fisica e le aspettative dei predatori più feroci. Si chiama Phloeodes diabolicus, ma è meglio conosciuto con il nome evocativo di coleottero corazzato diabolico. Questo piccolo insetto, lungo appena pochi centimetri e originario delle zone desertiche della California meridionale, possiede una resistenza strutturale così elevata da poter sopravvivere al passaggio di un’automobile senza riportare danni letali.
Mentre la maggior parte degli insetti punta sulla velocità o sul volo per sfuggire ai pericoli, il coleottero corazzato ha intrapreso una strada evolutiva differente. Poiché non è in grado di volare, ha trasformato il proprio corpo in una sorta di micro-carro armato vivente. Secondo una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, il suo esoscheletro è uno dei materiali naturali più duri mai analizzati.
I test di compressione condotti dagli ingegneri della Purdue University e dell’Università della California, Irvine (UCI), hanno rivelato dati sbalorditivi: l’insetto può sopportare una forza pari a circa 39.000 volte il proprio peso corporeo. Per dare un’idea delle proporzioni, è come se un uomo di 90 chili dovesse resistere sotto il peso di oltre 3,5 milioni di chili.
Il mistero della sua indistruttibilità risiede nelle elitre, ovvero le ali anteriori che, nei coleotteri volanti, si aprono per permettere il decollo. In questa specie, le elitre si sono fuse insieme, creando uno scudo solido e immobile. Analizzando la microstruttura di questa corazza, gli scienziati hanno scoperto una composizione ricca di chitina e proteine (circa il 10% in più rispetto ai coleotteri comuni).
Ciò che rende la struttura davvero speciale è la sua architettura interna, simile a un puzzle tridimensionale. Le giunture tra le diverse parti del guscio non sono rigide; quando vengono sottoposte a una pressione estrema, invece di spezzarsi in modo catastrofico, iniziano a “sfogliarsi” (un processo chiamato delaminazione). Questo permette alla corazza di deformarsi gradualmente, assorbendo l’energia dell’impatto senza frantumarsi.
