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Home » Ambiente » Cosa c’entrano gli abeti lapponi con l’oro? Sono preziosi e nessuno lo sapeva

Cosa c’entrano gli abeti lapponi con l’oro? Sono preziosi e nessuno lo sapeva

Gli abeti della Lapponia hanno oro negli aghi. Scopri come batteri invisibili trasformano il metallo in particelle microscopiche.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino12 Dicembre 2025
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un abete rosso
un abete rosso (fonte: Unsplash)

Nelle foreste del nord della Finlandia, alcuni abeti rossi custodiscono un segreto prezioso: minuscole particelle d’oro nascoste nei loro aghi, messe lì con l’aiuto di batteri invisibili che vivono dentro la pianta.

Un gruppo di studiosi dell’Università di Oulu ha fatto questa scoperta analizzando 23 abeti che crescono vicino a Kittilä, la miniera d’oro più grande d’Europa. Hanno raccolto più di cento campioni di aghi e in quattro alberi hanno trovato qualcosa di inaspettato: puntini d’oro microscopici, talmente piccoli che per vederli servono microscopi potentissimi.

Il meccanismo è affascinante. Nel terreno intorno alla miniera c’è oro disciolto nell’acqua, un po’ come quando lo zucchero si scioglie nel caffè. Quando l’abete assorbe quest’acqua dalle radici, l’oro viaggia attraverso tutto il tronco fino ad arrivare agli aghi. Ma qui intervengono i batteri che vivono naturalmente dentro la pianta: questi piccolissimi organismi trasformano l’oro liquido in oro solido, creando particelle che rimangono intrappolate nell’ago.

ramo di abete
ramo di abete (fonte: Unsplash)

I ricercatori hanno identificato i batteri responsabili: si chiamano Cutibacterium, Corynebacterium e P3OB-42. Questi microrganismi formano una specie di pellicola protettiva attorno all’oro, come se lo avvolgessero in un involucro. Kaisa Lehosmaa, la scienziata che ha guidato lo studio pubblicato sulla rivista Environmental Microbiome, spiega che questo processo naturale si chiama biomineralizzazione.

Ovviamente nessuno diventerà ricco raccogliendo aghi d’abete: le quantità sono infinitesimali, visibili solo al microscopio. Ma la scoperta apre scenari interessanti per il futuro. Se alcuni alberi accumulano oro, significa che stanno sopra un giacimento sotterraneo. Gli alberi diventano quindi come cartelli indicatori naturali che segnalano dove si trova il metallo prezioso.

In futuro gli scienziati potrebbero usare questo metodo per trovare nuovi giacimenti senza dover scavare ovunque. Basterebbe analizzare gli alberi e cercare quei batteri specifici che lavorano con l’oro. Sarebbe un modo di esplorare il territorio rispettando molto di più l’ambiente, evitando scavi invasivi e dannosi.

Questa non è nemmeno la prima volta che si osserva qualcosa del genere: in Australia i ricercatori avevano già notato tracce d’oro nelle foglie di eucalipto. Sembra proprio che le piante possano raccontarci molto su cosa si nasconde nel sottosuolo, se solo impariamo ad ascoltarle.

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