Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Ambiente » Il Giappone trema e parte l’allerta tsunami: come fa una macchina a prevedere un’onda alta 3 metri prima che si formi davvero?

Il Giappone trema e parte l’allerta tsunami: come fa una macchina a prevedere un’onda alta 3 metri prima che si formi davvero?

Un terremoto di magnitudo 7.6 scuote il Giappone, scatta l'allerta tsunami. Ecco come funzionano i sistemi di allerta che salvano vite umane.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Dicembre 2025
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
mappa giappone
mappa Giappone (fonte: Unsplash)
CONDIVIDI
Facebook WhatsApp Telegram Twitter Email

Questa notte, intorno alle 23:15 ora locale (le 15:15 in Italia), un terremoto di magnitudo 7.6 ha colpito il nord del Giappone, scuotendo il fondale marino a circa 80 chilometri dalla costa della prefettura di Aomori. La scossa è stata talmente potente da essere avvertita persino a Tokyo, distante oltre 700 chilometri. Immediatamente sono scattate le procedure di emergenza: le autorità hanno diramato un’allerta tsunami per le zone costiere di Aomori, Iwate e Hokkaido, prevedendo onde alte fino a tre metri. Le prime onde, di circa 40 centimetri, sono già state rilevate a Urakawa, sull’isola di Hokkaido.

Ma come fa un sistema di allerta a prevedere l’arrivo di uno tsunami? E perché questi fenomeni sono così pericolosi?

Uno tsunami (termine giapponese che in italiano significa maremoto) nasce quando enormi masse d’acqua vengono spostate improvvisamente. La causa principale è un forte terremoto sottomarino che solleva o abbassa il fondale oceanico. Quando un sisma con magnitudo superiore a 7 colpisce sotto il mare, l’energia rilasciata deforma il fondale, trasferendo il movimento a milioni di tonnellate d’acqua.

In mare aperto, queste onde viaggiano a velocità incredibili: oltre 800 chilometri all’ora, circa come un aereo di linea. A quella velocità sono praticamente invisibili, alte appena pochi centimetri, e possono attraversare interi oceani in poche ore. Il vero pericolo emerge avvicinandosi alla costa: il fondale diventa meno profondo, la velocità diminuisce bruscamente, ma l’energia accumulata non scompare. L’onda si comprime e si alza, trasformandosi in un muro d’acqua che può superare i 10 metri, capace di devastare tutto ciò che incontra per chilometri nell’entroterra.

Dal 1948, dalle Hawaii, opera il Pacific Tsunami Warning System, una rete che coordina 26 Paesi affacciati sull’Oceano Pacifico. Il sistema raccoglie dati da centinaia di stazioni sismiche sparse in tutto il mondo e da oltre 130 stazioni tidali (strumenti specializzati nel misurare l’altezza delle maree). Quando un terremoto di magnitudo 7 o superiore colpisce il Pacifico, il meccanismo si attiva automaticamente.

le onde distruttive di uno tsunami
le onde distruttive di uno tsunami (fonte: Unsplash)

In meno di mezz’ora, il sistema individua l’esatta posizione dell’epicentro e la magnitudo del sisma. A quel punto scatta l’allerta per tutte le coste che potrebbero essere raggiunte dalle onde in meno di tre ore. Un modello matematico calcola la velocità dello tsunami in base alla profondità del bacino oceanico, permettendo di stimare quando e dove arriverà.

La conferma definitiva arriva dalle stazioni tidali più vicine al punto di origine: se registrano onde molto più grandi e rapide del normale, e se altre stazioni confermano l’anomalia, l’allerta viene mantenuta attiva. Altrimenti viene annullata per evitare falsi allarmi.

Una volta confermato lo tsunami, il protocollo prevede tre livelli progressivi: attenzione, allertamento e allarme. Nelle Hawaii, il sistema utilizza quattro segnali sirena a intervalli precisi. Tre ore prima dell’arrivo previsto della prima onda suona il primo allarme: tutti devono accendere immediatamente la radio per seguire le istruzioni. Le sirene tornano a suonare due ore prima, poi un’ora prima e infine mezz’ora prima dell’impatto.

Ogni segnale è accompagnato da informazioni dettagliate trasmesse dalle radio locali. La Protezione Civile coordina le evacuazioni partendo dalle aree costiere più basse, le più vulnerabili. Il sistema del Pacifico lavora in sincronia con i centri di allerta di Alaska, Polinesia, Cile, Giappone e Russia, garantendo una copertura globale.

Il Giappone si trova nella “cintura di fuoco del Pacifico”, dove si concentra il 90% dei terremoti mondiali. Per questo ha sviluppato uno dei sistemi di allerta più avanzati al mondo, con sensori sottomarini e costieri che rilevano anche le minime variazioni del livello del mare. La popolazione è addestrata fin dall’infanzia a reagire prontamente agli allarmi, dirigendosi verso zone elevate sicure.

Tuttavia, quando l’epicentro è vicino alla costa, come nel caso di questa notte, il margine temporale tra il terremoto e l’arrivo delle onde è ridottissimo. Per questo le autorità attivano le procedure di evacuazione con un ampio margine di sicurezza, anche quando la certezza assoluta manca. Nel frattempo, i servizi ferroviari Shinkansen sono stati sospesi su tutto il versante nord-orientale, mentre le centrali nucleari di Fukushima, Higashidori e Onagawa non hanno riportato anomalie.

L’efficacia di un sistema di allerta non dipende solo dalla tecnologia: serve anche consapevolezza del rischio e conoscenza delle procedure. Nelle Hawaii, accanto a edifici progettati con il piano terra aperto per far defluire l’acqua, il governo diffonde capillarmente informazioni sui piani di emergenza a residenti e turisti. Perché quando si parla di tsunami, ogni minuto conta, e la differenza tra la vita e la morte può dipendere dalla rapidità con cui si raggiunge un luogo sicuro.

Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

una strada ghiacciata

Gelicidio: quando la pioggia diventa un’insidia invisibile

9 Gennaio 2026
pioggia su vetro

Che tempo farà alla Befana? Pioggia e neve su (quasi) tutta l’Italia

5 Gennaio 2026
Una bacca di vischio

Baciarsi sotto i suoi rami ci porta l’amore, ma che cos’è il vischio? Non è proprio festoso come sembra

1 Gennaio 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.