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Home » Attualità » 28 Agosto 2025: ecco perché gli operatori sanitari digiuneranno per Gaza (e cosa possiamo fare tutti)

28 Agosto 2025: ecco perché gli operatori sanitari digiuneranno per Gaza (e cosa possiamo fare tutti)

Ecco cos'è il Digiuno per Gaza, il gesto di solidarietà di alcuni operatori sanitari per dire no al genocidio e alla fame nella Striscia.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene22 Agosto 2025
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L'annuncio su X dell'adesione di CGIL Toscana all'iniziativa Digiuno per Gaza
L'annuncio su X dell'adesione di CGIL Toscana all'iniziativa Digiuno per Gaza (fonte: X)

Il 28 agosto 2025 migliaia di persone in tutta Italia, guidate da operatori sanitari, si uniranno in un digiuno collettivo per Gaza: un gesto simbolico semplice ma potente, una protesta pacifica contro il genocidio che da quasi 2 anni si sta consumando nella Striscia, e che oltre ai bombardamenti si serve anche della fame come arma di distruzione di massa. Scopriamo insieme la storia di questa iniziativa, e perché il digiuno è diventato un simbolo di solidarietà e resistenza.

Tutto ha avuto inizio in Toscana alla fine di luglio, quando un gruppo di medici, infermieri e operatori sanitari ha deciso di non restare in silenzio di fronte alla tragedia di Gaza. Dopo 22 mesi di conflitto, con oltre 60.000 vittime tra cui moltissimi bambini, e una carestia indotta che sta decimando la popolazione, il bisogno di agire si è fatto urgente. L’idea era semplice: un digiuno a staffetta, un gesto simbolico per denunciare la distruzione degli ospedali, l’uccisione del personale sanitario e la sofferenza di un popolo. Da Pisa a Firenze, da Lucca a Carrara, centinaia di persone si sono unite, e l’iniziativa si è diffusa come un’onda in tutta Italia, culminando nella giornata del 22 agosto.

Il digiuno non è solo un atto di rinuncia: è un modo per condividere, anche solo per un giorno, la fame che a Gaza è una condanna quotidiana. I partecipanti, spesso fotografati con cartelli che recitano “Digiuno contro il genocidio a Gaza”, pubblicano le loro testimonianze sui social con l’hashtag #digiunogaza, creando una rete di voci che chiedono giustizia. Non si tratta di un gesto isolato, ma di un movimento che coinvolge cittadini, associazioni e persino ordini professionali, come quello dei medici di Torino, che hanno esposto lenzuoli bianchi per ricordare i colleghi palestinesi uccisi.

E non si tratta di un gesto puramente simbolico, ma porta con sé richieste precise. La prima è un cessate il fuoco immediato e l’apertura di corridoi umanitari per portare cibo, acqua e medicinali a una popolazione allo stremo. La seconda è il riconoscimento formale, da parte di istituzioni sanitarie e ordini professionali, della gravità della crisi, in linea con appelli internazionali come “Stop the silence”. Infine, molti partecipanti aderiscono al boicottaggio di aziende come Teva, la compagnia farmaceutica israeliana accusata di sostenere l’occupazione e il genocidio, promuovendo alternative etiche. Queste richieste, portate avanti da gruppi come Sanitari per Gaza e il movimento BDS, trasformano il digiuno in un atto politico, un invito a non essere complici.

 

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A Cuorgnè, in Piemonte, decine di sanitari hanno aderito in pochi giorni, fotografandosi fuori dagli ospedali con cartelli di protesta. A Carrara l’Accademia Apuana della Pace ha organizzato incontri pubblici per spiegare l’iniziativa, mentre a Torino le Molinette sono diventate un simbolo di questa mobilitazione. Il 28 agosto, città come Aosta, Venezia e Roma vedranno flash mob, cortei e momenti di testimonianza, tutti uniti da un unico messaggio: non possiamo più tacere.

Il digiuno per Gaza è anche un atto di empatia: come spiega Stefano Masoni, ginecologo di Cecina, “Vogliamo vedere i bambini nascere, non morire”. Per i sanitari, che ogni giorno lavorano per salvare vite, sapere che a Gaza ospedali e ambulanze sono bombardati è un’aberrazione. Il digiuno diventa un modo per sentirsi vicini ai colleghi palestinesi, di cui oltre 1.400 sono stati uccisi, e ai civili che affrontano ogni giorno fame e morte. È un gesto che richiama l’attenzione, ma anche un modo per guardarsi dentro e chiedersi cosa si possa fare per fermare questa tragedia.

L’iniziativa, nata spontaneamente, ha già raccolto migliaia di adesioni, da cittadini comuni a sindacati come USB Sanità e FP CGIL. Attraverso i social, le foto dei partecipanti stanno dando un volto umano a una protesta che vuole scuotere le coscienze. È un invito a non voltarsi dall’altra parte, a ricordare che la pace non è un’utopia ma una necessità.

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