Che Enrico Mentana, direttore del tg di La7 sia una persona ironica è cosa risaputa. A maggiore ragione in queste ore. Un clamoroso errore di toponomastica, infatti, gli attribuisce una via di Cizzolo, frazione di Viadana in Lombardia. Peccato che la strada in realtà si dovesse riferire al paese laziale noto per la sconfitta di Giuseppe Garibaldi nei confronti dell’esercito pontificio, nel 1867. Non solo errore storico, dunque, ma anche tecnico visto che non è possibile dedicare una via a un personaggio ancora in vita. Poco male, Mentana (il direttore) non ha commentato il fattaccio ma si è limitato a condividere sul suo profilo Facebook la foto del misfatto, con doppia emoticon sorridente, scatenando tantissimi commenti divertenti.
Dicevamo errore tecnico, dunque. In Italia, l’intitolazione di strade, piazze ed edifici pubblici è regolata dall’articolo 4 della legge 23 giugno 1927, n. 1188. La norma stabilisce, come detto, che nessuna strada o luogo pubblico può essere intitolato a persone ancora in vita. Per intitolare una strada a una persona deceduta, devono trascorrere almeno dieci anni dalla morte.
Tuttavia, esiste la possibilità di ottenere una deroga ministeriale. Il Ministero dell’Interno, su richiesta di enti locali e previa valutazione, può concedere l’intitolazione anche prima dei dieci anni, ma solo in casi eccezionali e per personalità di rilevante importanza nazionale o internazionale. Come per esempio capitato a Papa Giovanni Paolo II.
Perché il divieto di intitolare luoghi pubblici a persone viventi? Per evitare celebrazioni premature, per esempio una figura pubblica può vedere il proprio operato rivalutato nel tempo. Ma anche per prevenire favoritismi politici. L’intitolazione non deve essere influenzata da dinamiche temporanee o ideologiche. Solo dopo la morte è possibile una valutazione oggettiva dell’eredità lasciata alla società.
Enrico Mentana ha ancora una strada lunga davanti a sé.



