Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Attualità » Addio a Umberto Bossi: morto il Senatùr “a metà tra Lenin e Tex Willer” che inventò la Lega e trasformò l’Italia

Addio a Umberto Bossi: morto il Senatùr “a metà tra Lenin e Tex Willer” che inventò la Lega e trasformò l’Italia

Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, è morto il 19 marzo 2026 a 84 anni. Ha trasformato la politica italiana con il federalismo e la voce del Nord.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Marzo 2026
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
Umberto Bossi
Umberto Bossi (YouTube)

Umberto Bossi è morto il 19 marzo 2026, all’ospedale di Circolo di Varese. Aveva 84 anni. Con lui si chiude la parabola di uno dei politici più influenti, controversi e riconoscibili dell’Italia contemporanea: l’uomo che ha trasformato il malcontento del Nord in un movimento capace di cambiare gli equilibri della Repubblica. Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Umberto Bossi ha incarnato per decenni l’anima ribelle e autonomista del Settentrione. Il soprannome “Senatùr”, che in dialetto lombardo significa semplicemente “Senatore”, risale alla sua prima elezione a Palazzo Madama nel 1987, quando vinse il collegio di Varese. Da quel momento non è mai uscito dal Parlamento per lunghi periodi: sette volte deputato, due volte senatore, tre volte europarlamentare.

L’ex leader del PD Pierluigi Bersani lo aveva definito “uno strano personaggio a metà tra Lenin e Tex Willer”, una sintesi che fotografa bene la sua complessità: populista e visionario, capace di parlare alla pancia della gente e di costruire al tempo stesso un progetto politico strutturato.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da RaiNews (@rainewsofficial)

Dagli studi mai completati alla nascita della Lega

Prima della politica, Bossi aveva tentato la strada dell’università, iscrivendosi a Medicina a Pavia senza mai concludere gli studi. Aveva poi lavorato come insegnante, infermiere e tecnico radiologo. Il contatto con il mondo dell’attivismo matura negli anni Settanta, con una breve parentesi giovanile a sinistra nelle fila del PCI, seguita dall’avvicinamento ai movimenti autonomisti del Nord.

Nel 1982 entra in contatto con Bruno Salvadori, leader dell’Union Valdôtaine, e comincia a costruire quello che diventerà il suo progetto politico. Il 12 aprile 1984 fonda ufficialmente la Lega Autonomista Lombarda, poi Lega Lombarda, firmando l’atto davanti a un notaio di Varese insieme a pochi fedelissimi. Nel 1989, dall’unione con altri movimenti autonomisti come la Liga Veneta, nasce la Lega Nord: Bossi ne diventa il segretario indiscusso e il volto pubblico.

Il linguaggio diretto, spesso ruvido, il sigaro, la canottiera bianca e la retorica della “Padania” contro “Roma ladrona” diventano il suo marchio di fabbrica. Il cosiddetto “celodurismo”, uno stile provocatorio e volutamente sopra le righe, conquista un elettorato che si sentiva ignorato dal sistema.

L’ascesa, Berlusconi e le battaglie per il federalismo

Gli anni Novanta segnano l’apice. Nel 1992 la Lega Nord diventa la quarta forza politica del Paese. Nel 1994 Bossi contribuisce in modo decisivo alla vittoria di Silvio Berlusconi, ma stacca la spina al governo già nel dicembre dello stesso anno, guadagnandosi la fama di alleato imprevedibile. Seguirono anni di aperto contrasto, con insulti reciproci che sono entrati nella storia della politica italiana, prima di una riconciliazione nel 2001.

Tornato al governo come ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nei governi Berlusconi II e III, Bossi promuove il suo progetto più ambizioso: una riforma costituzionale in senso federale. Il tentativo si conclude con la bocciatura nel referendum del 2006, ma il tema del federalismo resta al centro del dibattito politico italiano per anni.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Forza Italia (@forzaitaliaufficiale)

Gli scandali, la caduta e gli ultimi anni

Nel 1993 Bossi viene condannato a otto mesi per finanziamento illecito nell’ambito del processo Enimont — vicenda legata a Tangentopoli, pena poi confermata in appello. È una macchia nella sua biografia, ma non ne interrompe la carriera.

Il colpo più duro arriva nel marzo 2004, quando un grave ictus cerebrale lo costringe a fermarsi per oltre un anno. Le conseguenze, tra cui una parziale emiparesi, non si risolveranno mai del tutto. Nonostante la convalescenza, Bossi rientra in scena, ma non è più lo stesso.

Nel 2012 lo scandalo sui fondi della Lega, con l’accusa di aver utilizzato denaro pubblico per spese personali della cerchia familiare, ribattezzata dalla stampa “The Family”, lo costringe alle dimissioni da segretario. Apre così la strada prima a Roberto Maroni, poi a Matteo Salvini, che guida il partito verso posizioni nazionaliste, abbandonando in parte l’originaria vocazione federalista. Bossi non ha mai nascosto il suo dissenso su questa evoluzione, e il rapporto con Salvini si era ulteriormente deteriorato negli ultimi anni, fino alla vigilia delle Europee del 2024, quando aveva dichiarato di voler sostenere l’ex leghista Marco Reguzzoni, passato a Forza Italia.

Negli ultimissimi anni viveva ritirato nella sua casa, lontano dai riflettori, con i problemi di salute che ne limitavano ogni attività. In uno dei suoi ultimi interventi pubblici, aveva però espresso soddisfazione: “Sono contento di vedere così tanti studi nelle università straniere sul mio progetto, fatti da ricercatori e professori. Scrivono che quelle idee sono moderne e attuali.”

Un’eredità ancora in discussione

Umberto Bossi lascia tre figli, Riccardo, Renzo (noto come “il Trota” per la breve e travagliata esperienza politica) e Roberto Libertà Umberto, e un’eredità politica che divide ancora oggi. Per molti è stato il padre di un’idea: dare voce a un Nord che si sentiva defraudato. Per altri ha alimentato divisioni e un linguaggio che ha abbassato il tono del confronto democratico. Difficile, però, negare che abbia lasciato un segno permanente nella storia della Repubblica italiana.

In primo piano
Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz, l’Italia firma il piano a 6 per forzare il blocco, ma l’Iran minaccia: “Tutti complici”

19 Marzo 2026
Giorgia Meloni a Pulp Podcast

“Famme fini’, però”: Giorgia Meloni sbotta contro il suo staff da Fedez. Il fuori onda è virale (VIDEO)

19 Marzo 2026
Mattarella con il re di Spagna

“L’Europa deve dire no alla legge del più forte”: l’appello di Sergio Mattarella a Salamanca è un monito potente

19 Marzo 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.