Ci eravamo già chieste quali potessero essere le sfide delle operazioni di salvataggio dopo il devastante terremoto dei giorni scorsi in Afghanistan, nazione guidata dai talebani. Ora emergono dettagli davvero inquietanti. Secondo quanto riferito da numerose fonti internazionali, la discriminazione di genere condanna le donne afgane ad essere le ultime, se non addirittura ignorate, nei soccorsi. Centinaia di edifici ridotti in macerie, migliaia di persone intrappolate. Le rigide norme culturali e religiose, imposte dai talebani, vietano a qualsiasi uomo che non sia un parente stretto (padre, fratello, marito o figlio) di toccare una donna.
Questo divieto, unito alla scarsità di soccorritrici donne – conseguenza del divieto talebano all’accesso delle donne all’istruzione medica e ad altri ruoli pubblici – crea un drammatico ostacolo ai soccorsi. Donne ferite e intrappolate sotto le macerie vengono lasciate indietro, mentre i soccorritori maschi si concentrano su uomini e bambini.

Testimonianze raccolte dal New York Times dipingono un quadro desolante. Bibi Aysha, sopravvissuta al terremoto nella provincia di Kunar, racconta di essere stata ignorata dai soccorsi insieme ad altre donne e ragazze ferite, alcune delle quali sanguinanti. Nessuno si è avvicinato per offrire aiuto o chiedere di cosa avessero bisogno. Anche Tahzeebullah Muhazeb, un volontario, ha descritto la situazione: le donne sono state lasciate ad aspettare mentre i soccorritori maschi esitavano a toccarle. In alcuni casi, le vittime sono rimaste sepolte fino all’arrivo di donne provenienti da aree vicine.
Susan Ferguson, rappresentante di UN Women in Afghanistan, ha lanciato l’allarme: “Le donne e le ragazze saranno ancora una volta le più colpite da questo disastro. I loro bisogni devono essere al centro della risposta e della ripresa“. Come detto, il divieto imposto dai talebani nel 2023 all’iscrizione delle donne alle facoltà di medicina ha decimato il numero di dottoresse e infermiere, soprattutto nelle aree rurali. L’Afghanistan rimane uno dei paesi più repressivi al mondo per le donne.
Nonostante le pressioni internazionali, i talebani non mostrano segni di voler allentare le loro rigide politiche di genere, che secondo gli esperti stanno gravemente danneggiando la coesione sociale e il futuro economico del paese. Le donne sono escluse dall’istruzione superiore, hanno forti restrizioni alla libertà di movimento e sono bandite dalla maggior parte dei settori lavorativi.
Il terremoto ha messo a nudo una tragedia nella tragedia: la discriminazione sistematica che condanna le donne afgane a una sofferenza ancora maggiore. È fondamentale che la comunità internazionale si mobiliti non solo per fornire aiuti umanitari, ma anche per far pressione affinché garantiscano la sicurezza e il rispetto dei diritti di tutte le vittime del terremoto, senza distinzioni di genere. Al momento, sono oltre 2.200 i morti e 3.600 i feriti.



