Il generale Osama Njeem Almasri, ex capo della polizia giudiziaria libica e comandante della milizia Rada, è stato arrestato su ordine della Procura generale di Tripoli con l’accusa di aver commesso torture e violenze ai danni dei detenuti nel carcere di Mitiga, nella capitale libica. A darne notizia è la stessa Procura, che negli ultimi giorni ha raccolto le testimonianze delle vittime degli abusi.
L’arresto rappresenta un clamoroso ribaltamento di una vicenda che aveva scosso l’Italia lo scorso gennaio. Almasri, infatti, era stato fermato sul territorio italiano su mandato della Corte penale internazionale, con le accuse di crimini di guerra e contro l’umanità. Tuttavia, nell’arco di pochi giorni, il generale era stato scarcerato e riportato in Libia con un volo dei servizi segreti italiani, con il ministero della Giustizia che aveva scelto di non chiedere la convalida dell’arresto né l’applicazione di una misura cautelare.
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La decisione aveva innescato un caso politico-giudiziario che aveva portato all’apertura di un’indagine per favoreggiamento a carico dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi, oltre che dell’Autorità delegata all’intelligence Alfredo Mantovano. Il Tribunale dei ministri aveva chiesto l’autorizzazione a procedere, ma la Camera aveva negato il via libera al processo e il fascicolo era stato archiviato lo scorso ottobre.
L’arresto di Almasri è riconducibile alla nuova politica del governo di Tripoli guidato dal premier Abdel Hamid Dbeibeh, che ha messo fuorilegge la milizia Rada e ha tolto al generale l’autorità sulla polizia giudiziaria. La Procura generale di Tripoli ha comunicato in una nota che, a seguito delle indagini, il sostituto procuratore generale ha completato la raccolta di informazioni relative alle violazioni dei diritti dei detenuti dell’istituto di correzione e riabilitazione di Tripoli.
Secondo quanto riportato, le vittime hanno segnalato di aver subito torture e trattamenti crudeli e umilianti. L’investigatore ha condotto un interrogatorio sulle circostanze relative alla violazione dei diritti di dieci detenuti e alla morte di uno a seguito di tortura. In presenza di prove sufficienti per procedere con l’accusa, la Procura ha rinviato a giudizio l’accusato, che si trova attualmente in custodia cautelare. L’avvocata Angela Bitonti, che difende una donna ivoriana residente in Italia e vittima delle torture del generale libico, ha commentato all’Ansa:
Sono felicissima ma per lo Stato italiano è una grande figuraccia. Ho speranza che la mia assistita possa ottenere giustizia, ma in quanto cittadina italiana sono veramente delusa e mortificata perché l’Italia non ha proceduto all’arresto quando aveva Almasri tra le mani.
La legale, inoltre, ha annunciato di essere pronta a depositare una richiesta di risarcimento nei confronti della Presidenza del Consiglio e dei ministri coinvolti nella vicenda.
