L’ultimo capitolo della questione “figlio segreto di Raffaella Carrà” è squisitamente mediatico e coinvolge la giornalista Rai Adriana Pannitteri che racconta come la notizia dell’adozione di Gian Luca Pelloni Bulzoni, fosse in realtà stata già pubblicata tre anni fa nel libro Raffaella Carrà. La ragazza perfetta, edito da Morellini. Ora, mentre la notizia, pubblicata lo scorso lunedì dal Corriere della Sera come scoop esclusivo, torna a fare rumore, Pannitteri rivendica quella scoperta con serenità, senza trionfalismi.
Nel volume pubblicato nel 2023, Pannitteri includeva un passaggio che in pochi avevano notato: interrogarsi sul legame tra la regina della televisione italiana e il suo autista, guardia del corpo e uomo di fiducia, adottato poco prima della morte dell’artista per consentirgli di diventarne l’erede. Una domanda scomoda, lasciata aperta, che si interrogava anche su un’eventuale guerra legale con i nipoti di Carrà. “Dunque, avevo già detto e scritto della vita intensa di Raffaella Carrà, dove si pensa di scoprire segreti che in realtà erano già stati scoperti”. Il passaggio, però, scivolò nel silenzio. E la giornalista spiega con chiarezza il perché di quella scelta prudente.
Pannitteri non aveva taciuto per paura o per mancanza di fonti, ma per rispetto verso una donna appena scomparsa. Raffaella Carrà era morta nel luglio 2021, e il clima attorno alla sua memoria era ancora carico di dolore collettivo. “Non ne ho parlato con enfasi perché non volevo speculare o cavalcare l’ondata scandalistica. Il mio libro non era gossip: era un’inchiesta giornalistica e un tributo a un’artista del suo calibro”. Una distinzione che la giornalista tiene a ribadire, sottolineando la propria ammirazione per la Carrà e il rispetto verso la sua memoria.
La figura di Bulzoni, dunqu, non è emersa da documenti riservati né da fughe di notizie, ma da un lavoro giornalistico tradizionale: ascoltare le persone. Per uno speciale del Tg1 intitolato Carramba Che Carrà, Pannitteri visitò i luoghi più cari all’artista, da San Giovanni Rotondo a Porto Santo Stefano, parlando con chi la conosceva nel quotidiano, la salumiera, i frequentatori della sua palestra, le amiche con cui condivideva le partite a carte.

Un metodo antico, ma efficace. La fonte diretta, però, rimane riservata (come vuole il codice deontologico giornalistico): “Non posso rivelarla”, precisa la giornalista. Pannitteri aveva anche tentato di contattare Bulzoni direttamente, durante la preparazione del libro, ma lui aveva scelto di non parlare.
Un altro elemento che emerge dal racconto di Pannitteri è la straordinaria capacità della Carrà di tenere separate la vita pubblica e quella privata. Quando si ammalò, non lo disse a nessuno. Il periodo coincideva con la pandemia da Covid-19, che le offrì una copertura involontaria: poteva giustificare l’isolamento senza destare sospetti. Quando il suo parrucchiere la chiamò, lei declinò l’appuntamento citando l’emergenza sanitaria. “Di lì a poco sarebbe morta. Io ero in redazione al Tg quando arrivò la notizia: fummo tutti sotto choc, fu come un fulmine a ciel sereno”.
Adesso l’attenzione si sposta su una questione concreta: il patrimonio, stimato attorno ai 300 milioni di euro. Ci sarà una battaglia legale tra Bulzoni e i nipoti di Carrà, Barbara Boncompagni e la sorella, figlie di Sergio Boncompagni, storico compagno dell’artista? Pannitteri sembra escluderlo, raccontando del rapporto strettissimo che la Carrà aveva con Barbara, che accompagnava persino in tournée come una figlia adottiva di fatto. Quando le due si sono sentite dopo la morte dell’artista, le parole di Barbara sono state una sola frase, definitiva: “Lei ha preso le sue decisioni”.



