Il mondo ha assistito con emozione al rientro sulla Terra dei quattro astronauti della Missione Artemis II, conclusa nella migliore delle maniere con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego alle 20:07 ora della costa orientale degli Stati Uniti, corrispondenti alle 2:07 del mattino di sabato 11 aprile in Italia.
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L’equipaggio della missione è composto dagli astronauti NASA Reid Wiseman, comandante della missione, Victor Glover, pilota, Christina Koch, specialista di missione, e dall’astronauta dell’Agenzia Spaziale Canadese Jeremy Hansen. Durante il loro viaggio, hanno stabilito un nuovo record per la distanza più lontana mai percorsa dalla Terra da esseri umani, superando il primato detenuto dalla missione Apollo 13 dal 1970.
Il rientro nell’atmosfera terrestre ha rappresentato uno dei momenti più critici e rischiosi dell’intera missione. La capsula Orion ha attraversato l’atmosfera raggiungendo una velocità massima di circa 39.690 chilometri orari, appena al di sotto del record stabilito dalla missione Apollo 10 nel 1969, che toccò i 39.900 km/h. Durante questa fase, che ha comportato sei minuti di blackout nelle comunicazioni, la navicella è stata protetta dallo scudo termico in Avcoat, un materiale ablativo la cui affidabilità era sotto stretta osservazione a causa di difetti noti rilevati in precedenza.
Le squadre di recupero della Marina degli Stati Uniti, posizionate strategicamente nell’Oceano Pacifico, hanno immediatamente raggiunto la capsula a bordo di gommoni. Secondo le procedure standard, hanno prima verificato l’assenza di gas tossici intorno al veicolo, quindi hanno fissato un collare gonfiabile attorno alla capsula per aumentarne la stabilità in acqua. Cinque airbag sulla parte superiore di Orion si sono gonfiati automaticamente per raddrizzare la capsula nel caso fosse atterrata capovolta, mantenendola stabile nonostante le condizioni marine.
Subito dopo lo splashdown, il comandante Wiseman ha comunicato al controllo missione: “Che viaggio. Stiamo bene. Quattro membri dell’equipaggio in ottime condizioni“, confermando che tutti gli astronauti stavano bene. Le comunicazioni con Houston sono riprese come previsto dopo i sei minuti di blackout, con il centro di controllo che ha risposto: “Vi sentiamo forte e chiaro“.
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Le operazioni di recupero sono proseguite con l’apertura del portellone laterale di Orion e l’ingresso di un membro della squadra di recupero con formazione medica per effettuare i primi controlli sanitari a bordo. Gli astronauti sono usciti dalla capsula uno alla volta e sono stati issati tramite verricello a bordo di elicotteri che li hanno trasportati sulla nave USS John P. Murtha. A distanza di circa due ore dallo splashdown, tutti e quattro i membri dell’equipaggio erano a bordo della nave.
Le immagini dalla nave hanno mostrato gli astronauti di ottimo umore, mentre applaudivano, ridevano e salutavano con le mani. Nessuno di loro ha avuto bisogno della sedia a rotelle predisposta, e si sono diretti autonomamente verso il centro medico dove sono stati sottoposti a controlli approfonditi. Dopo essere rimasti in microgravità per 10 giorni, gli astronauti hanno dovuto completare un test definito “percorso a ostacoli” per valutare quanto rapidamente si sono riadattati alla gravità terrestre.
Jared Isaacman, amministratore della NASA, ha accolto personalmente l’equipaggio con un abbraccio e ha celebrato Artemis 2 come una “missione compiuta” attraverso i social media.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assistito in diretta all’ammaraggio da un evento in Virginia, dove aveva fatto allestire una televisione appositamente. “Congratulazioni al grande e talentuosissimo equipaggio di Artemis 2. L’intero viaggio è stato spettacolare, l’atterraggio è stato perfetto“, ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo: “Non vedo l’ora di vedervi tutti presto alla Casa Bianca. Lo rifaremo e poi, prossimo passo: Marte“.
Nonostante il successo complessivo della missione, i responsabili hanno identificato diverse aree che richiederanno attenzione prima della prossima missione Artemis 3, prevista per la metà del 2027. Oltre allo scudo termico, il modulo di servizio della capsula Orion necessiterà di una riprogettazione delle valvole, e dovranno essere risolti problemi tecnici minori come il malfunzionamento del sistema igienico.
La capsula Orion sarà trasportata al Kennedy Space Center in Florida per analisi approfondite. Gli ingegneri effettueranno scansioni dettagliate dello scudo termico per comprendere meglio il comportamento dell’Avcoat in condizioni estreme. Questi dati saranno fondamentali per le modifiche che la NASA ha pianificato per le future missioni.
Gli astronauti sono attesi all’Ellington Field di Houston tra le 15:00 e le 20:00 ora della costa orientale di sabato, dove saranno finalmente riuniti con le loro famiglie.
