L’operazione condotta dalle forze dell’ordine sulla strada statale 613, nel tratto che collega Brindisi a Lecce, si è conclusa con il fermo di due uomini sospettati di aver partecipato a un violento tentativo di rapina a un furgone portavalori. L’episodio, avvenuto all’altezza di Tuturano, ha rivelato un profilo investigativo inquietante che collega l’azione criminale a competenze di stampo paramilitare.
Giuseppe Iannelli, 38 anni, e Giuseppe Russo, 62 anni, sono i due arrestati che ora devono rispondere di accuse pesantissime. È soprattutto il profilo di Iannelli ad aver immediatamente attirato l’attenzione degli inquirenti: egli è infatti un ex paracadutista con un passato nel battaglione San Marco, reparto d’élite della Marina Militare Italiana. Questo dettaglio spiegherebbe in effetti la natura tattica dell’assalto, caratterizzata da movimenti coordinati e gestione professionale delle armi da guerra.
L’azione del commando, composto da almeno sei persone, ha mostrato una pianificazione di tipo militare. Per bloccare la superstrada, la banda ha dato fuoco a un furgone e ha impugnato fucili d’assalto kalashnikov. Durante il tentativo di rapina, i malviventi non hanno esitato a rapinare dell’auto una studentessa di passaggio per assicurarsi una via di fuga alternativa e hanno esploso colpi di arma da fuoco contro una gazzella dei carabinieri, che fortunatamente non hanno colpito i militari.
Nonostante la violenza e la determinazione dimostrate, un errore nella sincronizzazione dei tempi di esecuzione ha impedito al gruppo di completare il prelievo del denaro dal mezzo blindato. A differenza del colpo da quattro milioni di euro avvenuto sulla stessa arteria stradale nel 2024, questa volta il tempestivo intervento delle pattuglie ha innescato un inseguimento terminato nelle campagne salentine, dove Iannelli e Russo sono stati bloccati.
I due fermati devono ora rispondere di accuse che vanno dal tentato omicidio alla rapina pluriaggravata, fino alla detenzione di armi da guerra e materiale esplodente. Insieme a Iannelli è finito in manette anche Giuseppe Russo, figura più anziana già nota alle cronache locali. Entrambi attendono l’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari nella casa circondariale.
La Procura sta ora indagando su eventuali legami tra i due arrestati e la rete che in passato ha eseguito altri colpi sempre sulla statale 613. Gli investigatori lavorano senza sosta per identificare e catturare gli altri membri della banda, svaniti nel nulla dopo il conflitto a fuoco. L’obiettivo è ricostruire l’intera organizzazione criminale e comprendere come delle competenze militari d’élite siano state messe al servizio di azioni criminali di questa gravità.



