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Home » Attualità » Attacco preventivo di Israele e USA in Iran, cosa sta succedendo e perché potrebbe essere l’inizio di una reazione a catena

Attacco preventivo di Israele e USA in Iran, cosa sta succedendo e perché potrebbe essere l’inizio di una reazione a catena

Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran: esplosioni nel centro di Teheran, stato di emergenza dichiarato e sirene in tutto il paese
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Febbraio 2026Aggiornato:28 Febbraio 2026
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bandiera iraniana arruffata
bandiera iraniana arruffata (fonte: FreePik)

All’alba di questo sabato, Israele ha condotto quello che il ministro della Difesa Israel Katz ha definito ufficialmente un attacco preventivo contro l’Iran. La motivazione dichiarata è lapidaria: rimuovere minacce concrete allo Stato di Israele prima che si concretizzino. L’operazione, confermata da Reuters e dall’agenzia iraniana Fars, ha colpito il centro della capitale iraniana, nei pressi di via Pasteur, con almeno tre esplosioni documentate. Secondo l’Associated Press, tra gli obiettivi raggiunti ci sarebbero anche gli uffici della Guida Suprema Ali Khamenei.  Pochi minuti fa il Wall Street Journal ha dichiarato che anche gli USA partecipano a questa azione preventiva.

Ali Khamenei
Ali Khamenei (fonte: YouTube)

L’operazione si inserisce in un contesto di tensioni cresciute settimana dopo settimana. Nelle ultime settimane, i negoziati di Ginevra sul programma nucleare iraniano non avevano prodotto risultati concreti: Teheran si era dichiarata disposta a un congelamento temporaneo dell’arricchimento dell’uranio, ma aveva respinto le richieste di Washington di smantellare completamente gli impianti. Nel frattempo, fonti di Politico avevano rivelato che i consiglieri senior della Casa Bianca avevano discusso in privato la possibilità che un primo attacco israeliano avrebbe potuto creare le condizioni politiche per un eventuale coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.

Esplosioni documentate nel centro di Teheran, nei pressi di via Pasteur. Colonne di fumo visibili a occhio nudo, confermate dai cronisti dell’AFP presenti in zona. Gli uffici di Khamenei sarebbero stati colpiti, secondo AP. L’IDF ha definito le sirene in Israele un’«allerta proattiva», senza per ora ordinare alla popolazione di rifugiarsi nei bunker.

L’attacco a Teheran è stato accompagnato da un’operazione combinata anche contro Hezbollah, il movimento sciita libanese storicamente sostenuto dall’Iran, a riprova che la strategia israeliana punta a colpire più fronti in modo simultaneo. Sul fronte interno, il ministro Katz ha firmato un’ordinanza speciale che impone lo stato di emergenza sull’intero territorio israeliano, in conformità con la Legge sulla Difesa Civile.

Per capire perché questo momento potrebbe segnare una svolta, occorre guardare al quadro più ampio. Negli ultimi mesi, l’Iran aveva aumentato la velocità di arricchimento dell’uranio e, secondo stime dell’intelligence americana citate dal Wall Street Journal, disponeva di circa 400 kg di uranio arricchito al 60%, probabilmente già trasferito in siti sotterranei segreti. Parallelamente, un ex alto ufficiale del Mossad aveva avvertito che entro la fine del 2026 l’Iran avrebbe potuto schierare fino a 2.000 missili balistici operativi, grazie anche al supporto tecnico di Cina e Russia. La finestra per agire, secondo Gerusalemme, si stava chiudendo.

La televisione di Stato iraniana ha riconosciuto le esplosioni senza fornire ulteriori dettagli. Il silenzio ufficiale di Teheran nelle prime ore lascia aperte molte domande: come risponderà il regime?

 

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