Un uomo di 72 anni residente in provincia di Lecco ha scoperto in un vecchio baule un libretto di risparmio dimenticato dal 1963, contenente un deposito iniziale di sole mille lire. Grazie alla capitalizzazione degli interessi e alla rivalutazione monetaria calcolata su oltre sei decenni, quella piccola somma simbolica è lievitata fino a raggiungere un valore stimato di circa 50.000 euro. Il titolare ha ora avviato le procedure legali per la riscossione del credito, che secondo i consulenti non sarebbe caduto in prescrizione poiché il beneficiario è rimasto ignaro dell’esistenza del titolo per tutto questo tempo.

Il protagonista di questa eccezionale vicenda è Umberto Libassi, un attore teatrale originario dell’Alta Valsassina. Nel 1963, quando Umberto aveva solo nove anni, i suoi genitori, anch’essi attori, decisero di recarsi presso la Cassa di Risparmio di Trieste per aprire un libretto al portatore a suo nome. All’epoca, versare mille lire rappresentava un gesto di grande lungimiranza e un’abitudine diffusa tra le famiglie italiane che desideravano costruire un piccolo fondo per il futuro dei figli.
Tuttavia, a causa della vita itinerante legata alla professione teatrale e dei numerosi traslochi, il documento cartaceo finì sepolto in un baule insieme a vecchi costumi di scena, attrezzi del mestiere e copioni polverosi. La cassa rimase sigillata per decenni in un deposito a Pieve del Grappa, trasformandosi in una capsula del tempo che ha attraversato sessant’anni di storia italiana senza mai essere aperta, mentre il suo proprietario cresceva ignorando completamente quel tesoro nascosto.
Il destino ha voluto che il libretto riemergesse in un periodo particolarmente complesso per il signor Libassi, segnato dal recente lutto per la perdita della moglie dopo una lunga infermità. Durante le operazioni di sgombero del materiale teatrale di famiglia, l’uomo si è imbattuto nuovamente in quel baule accantonato per anni. In un primo momento, l’urgenza del trasloco ha fatto sì che la cassa venisse messa da parte, ma una volta ritrovata la calma necessaria per riordinare i ricordi, il settantaduenne ha rinvenuto il foglio ingiallito risalente al boom economico degli anni Sessanta.
Incuriosito dalla validità di quel vecchio titolo di credito, Libassi ha deciso di consultare gli esperti dell’Associazione Italia di Roma. La perizia tecnica ha rivelato una realtà sbalorditiva: l’accumulo degli interessi composto e la complessa rivalutazione legata al passaggio dalla lira all’euro hanno trasformato quella banconota “col baffo” in una somma che sfiora i 50.000 euro.
La vicenda si sposta ora sul piano burocratico e giuridico. In casi simili, il rischio principale è la prescrizione del diritto al rimborso, che solitamente avviene dopo dieci anni di inattività del rapporto bancario. Tuttavia, la giurisprudenza spesso tutela il risparmiatore se dimostra di non essere mai stato a conoscenza del deposito. Nel caso di Umberto Libassi, il fatto che il libretto sia rimasto sigillato e dimenticato dalla sua infanzia gioca a favore della richiesta di riscossione.
Casi di questo tipo non sono isolati in Italia e generano spesso lunghi contenziosi tra i cittadini e gli istituti bancari o Poste Italiane. Per il protagonista, questo “tesoro” inaspettato rappresenta non solo una boccata d’ossigeno finanziaria, ma anche un simbolico ultimo dono ricevuto dai genitori, i quali, con un piccolo sacrificio fatto sul palcoscenico nel 1963, hanno involontariamente garantito un supporto economico al figlio diventato ormai anziano.



