Dalla Svizzera alla Toscana, seguendo la scia di quasi 20 milioni di euro sottratti a una delle icone più celebri del cinema internazionale. La Guardia di Finanza ha sequestrato Palazzo al Bosco, prestigioso spazio dedicato alla cultura contemporanea sulle colline di San Casciano Val di Pesa, nell’ambito di un’indagine su una complessa operazione di riciclaggio ai danni di Ursula Andress.
L’attrice svizzera, che ha compiuto 90 anni nel 2024, è passata alla storia come la prima Bond Girl del cinema, immortalata nel leggendario bikini bianco in “Agente 007 – Licenza di uccidere”” del 1962, accanto a Sean Connery. Oggi si ritrova vittima di una sistematica sottrazione di risorse finanziarie che ha progressivamente eroso il suo patrimonio.
Il sequestro per equivalente disposto dalla Procura Distrettuale Antimafia di Firenze ammonta a quasi 20 milioni di euro. Sotto sigillo sono finiti non solo il complesso immobiliare, ma anche le opere d’arte raccolte nella struttura dai collezionisti Carolina ed Eric Freymond, quest’ultimo ex gestore patrimoniale dell’attrice, morto suicida nel 2025.

Con le accuse di riciclaggio e autoriciclaggio è indagata dalla DDA di Firenze la vedova del promotore finanziario. Altri due professionisti sono indagati con l’accusa di truffa dalle autorità svizzere, che hanno avviato le prime indagini dopo la denuncia presentata da Ursula Andress nei mesi scorsi.
“È stata sfruttata la mia fiducia”, aveva dichiarato l’attrice alle autorità giudiziarie del Cantone di Vaud, puntando il dito sul suo ex gestore finanziario Eric Freymond e accusandolo di aver utilizzato i propri risparmi in investimenti poco chiari e acquisti illeciti di opere d’arte.
Le indagini della procura svizzera hanno delineato un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa 18 milioni di franchi svizzeri, realizzata mediante una pluralità di operazioni connotate da elevata opacità. Il denaro sarebbe poi stato trasferito in Italia, precisamente in Toscana.
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, i proventi della truffa sarebbero stati impiegati per la manutenzione del complesso immobiliare che comprende, oltre alla villa, anche una tenuta di 18 ettari con vigneti e oliveti, nonché per l’acquisto di opere d’arte di pregio. Gli accertamenti hanno permesso di seguire il percorso del denaro illecito, reimpiegato in società estere, acquisti immobiliari e opere d’arte.
Il collegamento con l’Italia è emerso quando gli investigatori hanno individuato 11 immobili e 14 terreni tra vigneti e oliveti nella provincia di Firenze, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie, tutti considerati frutto del riciclaggio. A San Casciano Val di Pesa, in particolare, Palazzo al Bosco rappresentava il fulcro di questa operazione.
La Procura fiorentina ha coordinato la complessa attività investigativa, trasformando le informazioni raccolte in Svizzera in una linea di indagine autonoma sul territorio nazionale. La Guardia di Finanza ha svolto analisi documentali, controlli bancari e ricostruzioni societarie, seguendo passo passo il cosiddetto “paper trail” del denaro illecito fino ai suoi investimenti finali.
L’operazione testimonia come anche personaggi di fama mondiale possano cadere vittima di sofisticati meccanismi di distrazione patrimoniale, e come la collaborazione tra autorità giudiziarie di diversi Paesi sia fondamentale per ricostruire complesse operazioni di riciclaggio che attraversano i confini nazionali.



