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Home » Attualità » “Avrei fatto di peggio”: dentro la chat di adolescenti che su Telegram celebra l’accoltellatore di Bergamo

“Avrei fatto di peggio”: dentro la chat di adolescenti che su Telegram celebra l’accoltellatore di Bergamo

Chat di Telegram celebra il 13enne che ha accoltellato la prof a Bergamo: lo definiscono "eroe"; exploit su TikTok con video e fanart.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene30 Marzo 2026
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Un adolescente con lo smartphone in mano
Un adolescente con lo smartphone in mano (fonte: Unsplash)

Un fenomeno inquietante si è sviluppato nelle ore successive all’aggressione della professoressa Chiara Mocchi a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Mentre l’opinione pubblica reagiva con sgomento all’accoltellamento compiuto da un ragazzino di 13 anni, su Telegram nasceva un gruppo dedicato a celebrarlo come un eroe.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero, la chat non presenta identità riconoscibili: solo profili oscuri e nomi di fantasia proteggono gli utenti che hanno trasformato un episodio di violenza scolastica in un momento di esaltazione collettiva. “Ci ha radunati tutti qui, si è sacrificato per un bene maggiore. Lui è il nostro eroe“, scrive uno dei partecipanti.

I messaggi contenuti nel gruppo rivelano una consapevolezza cinica della legislazione italiana sui minori. “Genio, sapeva che non poteva finire in carcere perché ha meno di 14 anni. Avessi avuto le conoscenze di ora avrei fatto di peggio a quell’età”, si legge in uno dei testi più emblematici. Un’affermazione che non solo glorifica il gesto, ma suggerisce esplicitamente come sfruttare le protezioni legali previste per i minori non imputabili.

Il tono della conversazione alterna elogi a vere e proprie minacce. “Andiamo a scrivere vendetta dappertutto”, incita qualcuno. Altri messaggi prevedono che il ragazzo “diventerà il re della comunità”. Non mancano insulti rivolti all’insegnante aggredita, in un crescendo di violenza verbale che accompagna quella fisica già compiuta.

Chiara Mocchi
Chiara Mocchi (YouTube)

Il gruppo Telegram è rimasto online per circa 24 ore prima di scomparire, ma il fenomeno si è rapidamente esteso ad altre piattaforme. Su TikTok sono comparsi video, montaggi e persino disegni dedicati al tredicenne. Le fanart – illustrazioni realizzate dagli utenti – lo trasformano in un personaggio buffo e simpatico, svuotando completamente di gravità l’atto compiuto.

I contenuti condivisi su TikTok utilizzano una parola chiave ricorrente: rampage. Il termine, che nella cultura americana identifica le sparatorie nelle scuole, viene applicato in modo esplicito al caso di Bergamo, creando un parallelismo preoccupante con fenomeni di violenza scolastica ben più letali. Nei video vengono riprodotti dettagli riconoscibili dell’aggressione: i pantaloni mimetici, la maglietta con la scritta “Vendetta”, perfino la diretta streaming durante l’attacco.

Nel flusso dei contenuti online emerge anche la figura di una ragazza di 16 anni che afferma di conoscere il tredicenne. Pur precisando di non essere “né un’intelligenza artificiale né la sua ragazza”, la giovane dichiara che il ragazzo “era innamorato di lei”. Pubblica screenshot e conversazioni private, comprese fotografie delle armi in possesso dell’aggressore.

“Non immaginavo che lo avrebbe fatto davvero. Quando ho visto il video in diretta non sapevo come fermarlo”, racconta la sedicenne. Le sue parole suggeriscono che esistessero segnali premonitori, conversazioni in cui il ragazzo anticipava le sue intenzioni, ma che nessuno abbia saputo o voluto intervenire in tempo.

Il caso solleva interrogativi profondi sulla cultura digitale giovanile e sulla capacità delle piattaforme social di contenere fenomeni di esaltazione della violenza. La rapidità con cui gruppi, video e contenuti celebrativi si sono diffusi evidenzia un’infrastruttura comunicativa che amplifica anche i messaggi più pericolosi, trasformando potenzialmente episodi criminali in modelli da imitare per una fascia vulnerabile di adolescenti.

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