Una campagna lanciata da Azione Studentesca, un’associazione vicina a Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia, ha scatenato una tempesta di critiche in tutta Italia. Davanti a diversi licei sono apparsi volantini che chiedono agli studenti di denunciare quegli insegnanti che, secondo il gruppo, farebbero propaganda politica di sinistra durante le lezioni.
L’operazione si chiama “La nostra scuola” e funziona tramite un QR code stampato sui volantini. Chi lo scansiona finisce su un questionario online dove può raccontare episodi specifici e, se vuole, fare nomi. Le segnalazioni sono arrivate da città come Bergamo, Alba, Cuneo, Palermo e Pordenone. L’obiettivo dichiarato? Mettere insieme un dossier nazionale sui casi di presunta propaganda nelle aule.
Visualizza questo post su Instagram
Il Movimento di Cooperazione Educativa non ha usato mezzi termini: ha bollato l’iniziativa come “un’azione molto grave” che rischia di trasformarsi in vere e proprie “liste di proscrizione” contro chi lavora nelle scuole. Secondo l’associazione, invitare gli studenti a segnalare i professori significa riportare il Paese a climi intimidatori che non dovrebbero più esistere in una democrazia.
Nel comunicato diffuso si legge che questa campagna minaccia la libertà di insegnamento e il pluralismo culturale, diritti garantiti dalla Costituzione. “La scuola è un bene comune come l’aria e l’acqua”, scrivono, invitando sindacati, associazioni e famiglie a difenderla.
Le opposizioni hanno reagito immediatamente. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di “liste di proscrizione” che ricordano “i periodi più bui della nostra storia”. Ha annunciato interrogazioni ai ministri Valditara e Piantedosi, sostenendo che schedare gli insegnanti potrebbe violare il codice penale.
A Pordenone il segretario provinciale del Pd e un consigliere comunale hanno già depositato un esposto in Procura. Anche la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini ha presentato un’interrogazione urgente, definendo il questionario “lesivo della dignità professionale dei docenti”.
I capigruppo del Pd nelle commissioni Istruzione di Camera e Senato, Irene Manzi e Cecilia D’Elia, hanno descritto quanto accaduto come “un fatto di eccezionale gravità”. “Invitare studenti a segnalare insegnanti significa riportare la scuola a pratiche intimidatorie che evocano pagine buie della nostra storia”, hanno dichiarato.
Il presidente del Pd Francesco Boccia ha chiesto l’intervento diretto della premier Giorgia Meloni: “Stilare liste di proscrizione è una prassi del regime fascista. Ci aspettiamo che la presidente del Consiglio prenda le distanze da quanto stanno facendo i giovani di Fratelli d’Italia”.
Riccardo Ponzio, presidente di Azione Studentesca, ha respinto le accuse in un’intervista alla Stampa. “Non chiediamo nomi, né facciamo liste di proscrizione. Questa è una strumentalizzazione dell’iniziativa”, ha affermato. Secondo Ponzio, il questionario si limita a chiedere se lo studente ha assistito a episodi di propaganda da parte di professori di sinistra e, in caso positivo, di descrivere meglio la situazione.
“Trovo molto più scandaloso che qualcuno pensi di poter influenzare i ragazzi. I casi di propaganda nelle scuole ci sono ogni giorno”, ha aggiunto il leader studentesco.
Il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere di aver avviato verifiche. La sottosegretaria Paola Frassinetti ha parlato di “un’iniziativa autonoma” portata avanti da alcuni studenti attraverso un sondaggio anonimo. Secondo Frassinetti, proprio perché anonimo, non si tratterebbe di una schedatura vera e propria, ma di qualcosa di simile ad altre iniziative promosse da diverse parti politiche.
“La scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”, ha concluso la sottosegretaria.
La vicenda ha riacceso il dibattito sul ruolo della scuola pubblica, sulla libertà d’insegnamento e su dove tracciare il confine tra educazione civica e propaganda politica. Nelle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi importanti: le denunce presentate seguiranno il loro corso in tribunale, mentre le interrogazioni parlamentari chiederanno risposte ufficiali al governo.



