Una scena inaspettata ha caratterizzato l’atmosfera prima di Bosnia-Italia, finale playoff per qualificarsi al Mondiale 2026 (prima dell’eliminazione degli azzurri). Allo stadio Bilino Polje di Zenica, l’inno di Mameli è stato accolto dagli applausi del pubblico di casa, in un gesto di fair play e riconoscenza che ha sorpreso molti osservatori, ma che ha motivazioni ben precise. Alla vigilia del match, Edin Dzeko, capitano della Bosnia e vecchia conoscenza della Serie A, dove ha vestito le maglie di Roma, Inter e Fiorentina, ha detto: “Quando suonerà l’inno italiano spero che la gente bosniaca si alzi ad applaudirlo. Non dobbiamo dimenticarci che l’Italia è stato il primo paese venuto a giocare qui un’amichevole dopo la guerra“, aveva spiegato il capitano bosniaco, esprimendo un senso di gratitudine diffuso tra i suoi connazionali. “L’Italia è un paese amico a cui saremo per sempre grati“.
Il riferimento era all’amichevole giocata il 6 novembre 1996 a Sarajevo tra la Nazionale azzurra, allora guidata da Arrigo Sacchi (che oggi compie 80 anni) e capitanata da Paolo Maldini, e la neonata Nazionale bosniaca. Quella fu la prima partita internazionale disputata in Bosnia dopo gli anni tragici della guerra e dell’assedio di Sarajevo.
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La città era ancora profondamente ferita dal conflitto. La partita dovette essere giocata a mezzogiorno perché la sera era ancora in vigore il coprifuoco e lo stadio non disponeva di illuminazione funzionante. Nonostante le difficoltà, l’incontro si svolse regolarmente e si concluse con la vittoria della Bosnia per 2-1, grazie ai gol di Hasan Salihamidžić e Elvir Bolić, mentre per gli azzurri segnò Enrico Chiesa.
Quella vittoria passò alla storia come il primo successo ufficiale della Nazionale bosniaca, che era stata riconosciuta dalla FIFA solo alla fine del 1995 e aveva disputato la sua prima partita ufficiale contro l’Albania a Tirana nel novembre di quell’anno. La Bosnia non aveva ancora giocato nemmeno in casa propria quando arrivarono gli azzurri.
🗣️🇧🇦 Edin Džeko: “Le pido a nuestra afición que, cuando suene el himno de Italia, se ponga de pie y aplauda. Italia fue la primera en venir a jugar tras la guerra y estamos agradecidos por eso”.
El 6-11-1996, Bosnia logró su primera victoria internacional ante Italia por 2-1. pic.twitter.com/KlzRn1Lix5
— Real Politik FC (@RPolitikFC) March 31, 2026
Andare a giocare a Sarajevo rappresentò molto più di una semplice amichevole. Fu un atto di solidarietà verso un popolo che usciva da un conflitto devastante, un modo per riconoscere una Federazione e un gruppo di giocatori che stavano ricostruendo la loro identità sportiva. Soprattutto, fu un modo per dimostrare al mondo che Sarajevo, nonostante fosse ancora sanguinante e piena di difficoltà, era tornata a essere una città sicura.
Tornando a ieri, l’accoglienza dei tifosi bosniaci, dunque, è stata calorosa e non scontata, soprattutto dopo le polemiche scaturite da un video in cui alcuni giocatori azzurri, Dimarco in testa, esultavano all’idea di affrontare la Bosnia (mai video ebbe un effetto boomerang così forte). Durante l’esecuzione dell’inno nazionale italiano: il pubblico bosniaco si è alzato in piedi e dagli spalti non si è sentito un solo fischio. Al termine dell’inno di Mameli è scattato un fragoroso applauso. Un momento di luce e di bellezza sportiva.



