Una coppia di anziani uccisa nel proprio appartamento a Ramat Gan, crateri sui viali alberati di Tel Aviv, danni alle abitazioni attorno al mercato cittadino. Nelle scorse ore, l’Iran ha colpito la metropoli sul Mediterraneo con missili balistici dotati di testate a grappolo, bucando ancora una volta la contraerea israeliana. Teheran ha rivendicato apertamente l’attacco come vendetta per l’assassinio di Ali Larijani, capo della sicurezza nazionale iraniana.

Cosa sono le bombe a grappolo?
Le bombe a grappolo, tecnicamente chiamate munizioni a sub-munizioni o cluster munitions, sono ordigni progettati per disperdere decine, a volte centinaia, di bombe più piccole su un’ampia area. Nel caso degli attacchi iraniani su Israele, i missili balistici rilasciano il loro carico esplosivo mentre sono in fase di discesa: la testata si apre e scarica le sub-munizioni in un raggio che può arrivare fino a otto chilometri. Non si tratta, quindi, di un’esplosione singola e localizzata, ma di una pioggia di ordigni che copre interi quartieri.
Il pericolo non finisce con l’attacco. Una quota significativa di queste sub-munizioni non esplode al momento dell’impatto: rimane nel terreno, sui tetti, nelle cunette stradali, trasformandosi di fatto in mine antiuomo di cui nessuno conosce l’esatta posizione. Secondo Amnesty International, che ha analizzato foto e video degli impatti, queste munizioni inesplose possono causare vittime per anni, o addirittura decenni, dopo la fine di un conflitto.
Ma non erano state messe al bando?
Sì, ma con una grande eccezione: i Paesi che contano di più in questo conflitto non hanno mai firmato il divieto. La Convenzione di Oslo del 2008, entrata in vigore il 1° agosto 2010 e sostenuta dalle Nazioni Unite, vieta la produzione, l’uso, la vendita e lo stoccaggio di bombe a grappolo. Ad oggi, più di cento Stati l’hanno ratificata. Iran, Israele, Stati Uniti, Russia e Cina non vi hanno aderito.
Questo significa che l’Iran non sta tecnicamente violando un trattato che ha firmato. Rimane però il fatto che, per il diritto internazionale umanitario consuetudinario, l’uso di armi intrinsecamente indiscriminate contro zone civili densamente popolate è considerato un crimine di guerra. Amnesty International ha formalmente chiesto a tutti gli Stati non firmatari, compresi Iran e Israele, di ratificare la Convenzione e rispettarne le disposizioni.
Perché è così difficile intercettarle?
Il sistema difensivo israeliano, composto da Cupola di Ferro, Fionda di Davide e Arrow 3, è costruito principalmente per abbattere missili nella loro traiettoria complessiva, prima che raggiungano il suolo. Il problema con le testate a grappolo è che il momento critico avviene durante la discesa: l’ordigno si apre in quota, rilasciando decine di sub-munizioni che iniziano a cadere autonomamente in tutte le direzioni. Per bloccarle efficacemente, il missile balistico andrebbe intercettato prima che la testata si apra, idealmente nell’esosfera, a oltre 500-600 chilometri di altitudine. Alcuni video hanno mostrato intercetti riusciti a queste quote, riconoscibili dalla tipica bolla blu dello scoppio nel buio della notte. Non è però sempre possibile garantirlo.

Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha ammesso apertamente di utilizzare questo tipo di munizioni proprio per saturare e aggirare le difese israeliane: lanciare un’unica testata che si moltiplicano decine di proiettili rende il compito degli intercettori enormemente più complicato. Lo stato maggiore israeliano sostiene di aver neutralizzato il 90% dei missili iraniani dall’inizio del conflitto, ma gli analisti avvertono che le scorte di missili difensivi potrebbero esaurirsi. Funzionari del ministero della Difesa israeliano hanno già volato a Washington per richiedere con urgenza nuove forniture agli americani, anche se i vertici militari smentiscono qualsiasi criticità.
Perché l’Iran ce le ha?
Non avendo mai firmato la Convenzione di Oslo, Teheran ha continuato a produrre, acquisire e immagazzinare questo tipo di armamenti senza alcun vincolo formale. L’Iran dispone di un arsenale missilistico balistico tra i più sviluppati della regione, costruito in decenni di investimenti nel settore della difesa e in parte derivato da tecnologie nordcoreane e cinesi. L’integrazione di testate a sub-munizioni in missili balistici a lungo raggio rappresenta un aggiornamento tattico che consente di colpire aree vaste con un singolo lancio, riducendo la necessità di precisione e aumentando la difficoltà di intercettazione.
Il nodo politico rimane aperto: la comunità internazionale, comprese le nazioni firmatarie della Convenzione di Oslo — non ha finora adottato alcuna misura concreta nei confronti di Teheran. L’Iran ha risposto alle richieste di chiarimento di Amnesty International con il silenzio.



