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Home » Attualità » Calendari senza veli e contenuti su siti per adulti per Lisa Buckwitz e altri atleti tedeschi: così pagano le Olimpiadi

Calendari senza veli e contenuti su siti per adulti per Lisa Buckwitz e altri atleti tedeschi: così pagano le Olimpiadi

Alcuni atleti tedeschi usano siti per adulti e calendari osè per finanziare la preparazione olimpica. Così pagano i costi dello sport.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino16 Febbraio 2026
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Un momento di sport ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026
Un momento di sport ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 (fonte: Unsplash)

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono cominciate da poco, ma dietro le medaglie si nasconde una realtà che pochi conoscono: inseguire il sogno olimpico costa una fortuna, e non sempre gli sponsor bastano. Così alcuni atleti tedeschi hanno trovato soluzioni alternative che stanno facendo discutere: profili su piattaforme per adulti, calendari fotografici osé e campagne di raccolta fondi.

Lisa Buckwitz, campionessa mondiale di bob nel 2024, ha deciso di aprire un account su OnlyFans per sostenere economicamente la sua carriera. Una scelta che ha scatenato polemiche, ma che per lei rappresenta una necessità concreta. Una stagione di bob tra trasferte, attrezzature tecniche e staff può costare fino a 50mila euro, cifra impossibile da coprire solo con gli sponsor tradizionali.

“Non mi vedrete mai completamente nuda, ma questa è un’opportunità per finanziare il mio sport” aveva spiegato l’atleta, che lavora anche nell’esercito tedesco. Per lei la piattaforma è “un vero sponsor” che le permette di conciliare carriera militare e sportiva senza rinunciare alle Olimpiadi.

In questo momento Buckwitz sta gareggiando nel monobob a Cortina d’Ampezzo. Dopo due manche si trova in sesta posizione, mentre la sua compagna di squadra Laura Nolte guida la classifica con un vantaggio di 22 centesimi sulla statunitense Elana Meyers Taylor. Le ultime due discese decisive si terranno oggi, 16 febbraio, alle 19:00 e alle 21:05.

la bandiera Olimpica a Calgary 88
la bandiera Olimpica a Calgary 88

Buckwitz non è sola. Anche il suo compagno di squadra Georg Fleischhauer ha aperto un profilo sulla stessa piattaforma. “Non sono una pornostar” ha precisato, spiegando di usare il profilo per mostrare il suo stile di vita da atleta professionista e monetizzare contenuti esclusivi.

Non tutti scelgono le piattaforme digitali. Sei pattinatori di velocità hanno posato per il calendario “Ice, Ice, Baby 2026”, un progetto fotografico senza veli nato proprio per raccogliere fondi per gli allenamenti. Altri atleti, come i pattinatori artistici Annika Hocke e Robert Kunkel, combinano sponsor tradizionali con attività sui social media, creando un modello ibrido per sostenersi economicamente.

Questa tendenza non riguarda solo la Germania. Lo sciatore svizzero Franjo von Allmen a 17 anni riuscì a finanziare la sua stagione grazie al crowdfunding dopo la morte del padre. Il sostegno dei fan gli permise di continuare ad allenarsi fino a diventare campione del mondo l’anno scorso.

Nel Regno Unito il dibattito si è acceso quando alcuni membri della squadra nazionale di tuffi sono sbarcati su OnlyFans. Il tuffatore Jack Laugher, primo britannico a vincere l’oro olimpico nella sua disciplina, aveva rivelato l’estate scorsa di pubblicare foto seminude online per integrare le sue entrate. “Non ci sono tanti soldi nella mia disciplina” aveva spiegato al Daily Mail.

Il problema è semplice: preparare un’Olimpiade costa quanto un appartamento. Allenamenti intensivi, voli per le competizioni internazionali, materiali all’avanguardia, staff specializzato: sono tutti costi che si accumulano. E non tutte le discipline hanno sponsor generosi o premi sostanziosi.

“Queste soluzioni sono assolutamente legittime” ha commentato il biatleta tedesco Danilo Riethmüller. Nel biathlon ci sono più sponsor e molti atleti lavorano nelle forze armate o nella polizia, che sostengono la loro carriera sportiva. Ma per chi pratica sport meno popolari, la creatività diventa una necessità per rimanere competitivi.

Mostrarsi sui social, aprire un account su piattaforme a pagamento o posare per un calendario non è più un tabù: è diventata una strategia di sopravvivenza per continuare a gareggiare. Perché dietro ogni medaglia olimpica c’è un investimento enorme che il pubblico da casa spesso non vede, concentrato solo sul momento della gara e del podio.

La storia di Lisa Buckwitz racconta quindi una realtà complessa: per arrivare a Milano-Cortina 2026 servono talento, dedizione e sacrificio. Ma serve anche un piano finanziario che, sempre più spesso, passa attraverso canali che fino a pochi anni fa nessuno sportivo professionista avrebbe considerato.

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