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Home » Attualità » Caracas sotto le bombe, Trump annuncia la cattura di Maduro: “Ora è fuori dal Venezuela”

Caracas sotto le bombe, Trump annuncia la cattura di Maduro: “Ora è fuori dal Venezuela”

Gli Stati Uniti colpiscono il Venezuela nella notte: esplosioni su Caracas, Trump rivendica l'operazione e annuncia di aver catturato Maduro.
RedazioneDi Redazione3 Gennaio 2026
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Maduro
Maduro (fonte: YouTube)

La notte tra giovedì e venerdì ha segnato una svolta drammatica nelle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela. Sette potenti esplosioni hanno squarciato il cielo di Caracas intorno alle 2 del mattino ora locale, le 7 in Italia, accompagnate dal rombo assordante di aerei militari a bassa quota ed elicotteri da combattimento. I residenti della capitale venezuelana si sono svegliati nel panico, riversandosi nelle strade mentre le finestre tremavano per la potenza delle detonazioni.

Poche ore dopo, il presidente americano Donald Trump ha pubblicato un messaggio sul suo social Truth rivendicando l’operazione militare e facendo un annuncio shock: il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese. “Gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader”, ha scritto Trump, promettendo maggiori dettagli durante una conferenza stampa prevista per le 17 ora italiana nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida.

L’operazione militare americana ha preso di mira le principali installazioni strategiche del Venezuela. Nella capitale sono stati colpiti il palazzo del Parlamento, il Fuerte Tiuna (il complesso militare più importante del Paese) e il Cuartel de la Montaña, dove riposa Hugo Chávez, il presidente che ha preceduto Maduro e simbolo del chavismo venezuelano. Anche la base aerea di La Carlota, situata nel cuore di Caracas, è stata raggiunta dai bombardamenti.

Fuori dalla capitale, gli attacchi hanno interessato basi militari cruciali: quella di Barquisimeto dove sono stanziati i caccia F-16, la base di elicotteri militari di Higuerote, e diversi aeroporti tra cui El Hatillo e Charallave. Secondo il presidente colombiano Gustavo Petro, che ha condiviso l’elenco dei siti colpiti, anche il porto strategico de La Guaira avrebbe subito danni.

I testimoni hanno descritto scene da incubo. Diversi quartieri della capitale sono rimasti al buio dopo gli attacchi, mentre sui social iniziavano a circolare video che mostravano lampi nel cielo notturno, violente detonazioni e colonne di fumo nero che si alzavano da più punti della città. “Siamo stati svegliati da un boato fortissimo, siamo sotto le bombe”, hanno raccontato alcuni cittadini italiani presenti sul posto all’ambasciata. Il giornalista venezuelano Alfredo Alvarez ha riferito che “le esplosioni sono così forti da far tremare le finestre. In cielo si vedono elicotteri di trasporto e di attacco”.

Secondo fonti della CBS News, la cattura di Maduro sarebbe stata affidata alla Delta Force, l’unità d’élite antiterrorismo dell’esercito americano, la stessa che nel 2019 eliminò il leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi. Due funzionari americani, parlando in forma anonima, hanno rivelato che Trump aveva dato il via libera alla pianificazione dell’operazione da diversi giorni. L’opzione di agire il giorno di Natale era stata considerata ma scartata perché in quei giorni l’aviazione americana era impegnata in Nigeria contro lo Stato Islamico. Nei giorni successivi, altre finestre operative sarebbero state rinviate a causa di condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Prima che Trump annunciasse la cattura, il governo di Caracas aveva già denunciato “la gravissima aggressione militare perpetrata dagli Stati Uniti contro il territorio e il popolo venezuelano”. Maduro aveva firmato il decreto che dichiara lo stato di agitazione esterna, l’equivalente dello stato di emergenza nazionale, autorizzando “l’immediata transizione alla lotta armata” per difendere il Paese. Il presidente aveva ordinato il dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione, un organismo che coordina esercito, polizia e popolazione civile e può organizzare operazioni di guerriglia se necessario.

Nel comunicato ufficiale, il Venezuela faceva appello all’articolo 51 della Carta dell’ONU sul diritto alla legittima difesa e chiamava “i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà”. Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino, riapparso in video dopo che erano circolate voci su un attacco alla sua abitazione, ha definito l’operazione americana “un atto codardo” e “il più grande insulto che il Paese abbia mai subito”, promettendo che il regime non avrebbe ceduto.

La comunità internazionale ha reagito con allarme. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dell’Organizzazione degli Stati Americani, scrivendo su X: “In questo momento stanno bombardando Caracas. Allertate il mondo intero: hanno attaccato il Venezuela”. La Colombia, membro del Consiglio di Sicurezza, ha attivato il Posto di Comando Unificato al confine con il Venezuela e messo in atto piani operativi di emergenza.

Cina, Iran, Russia e Cuba hanno condannato duramente l’azione americana. L’ambasciata statunitense a Bogotá ha invitato i cittadini americani presenti in Venezuela a cercare immediatamente rifugio e restare nelle proprie abitazioni, ricordando che il Paese è classificato al livello 4 di allerta viaggio (“Non viaggiare”) per i gravi rischi tra cui detenzioni arbitrarie, torture, terrorismo e sequestri.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato di seguire l’evoluzione della crisi “con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas e particolare attenzione per la comunità italiana”, confermando che la premier Giorgia Meloni è costantemente informata. Tajani ha sottolineato la preoccupazione per i circa 160.000 italiani presenti nel Paese, tra cui una dozzina di connazionali detenuti, a partire da Alberto Trentini.

L’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha confermato che lo spazio aereo venezuelano è chiuso e al momento non è materialmente possibile organizzare voli di rimpatrio, invitando i connazionali a restare a casa ed evitare qualsiasi spostamento.

Le relazioni tra Washington e Caracas erano precipitate da settimane. Gli Stati Uniti accusano Maduro di guidare un narco-stato e di aver truccato le elezioni che lo hanno portato al potere dopo la morte di Hugo Chávez. Solo lunedì scorso Trump aveva annunciato la distruzione di una zona di attracco usata da imbarcazioni sospettate di narcotraffico, il primo attacco terrestre americano sul suolo venezuelano. Nelle settimane precedenti, il presidente americano aveva evocato ripetutamente possibili azioni militari nel quadro di una “guerra ai cartelli della droga”, affermando che i giorni di Maduro erano “contati”.

Da parte sua, Maduro aveva accusato Washington di voler rovesciare il suo governo per impossessarsi delle vastissime riserve petrolifere venezuelane, le più grandi al mondo. Solo venerdì, appena un giorno prima dell’attacco, il Venezuela si era detto disponibile a negoziare accordi con gli Stati Uniti per combattere il narcotraffico e stabilire intese economiche.

Negli stati venezuelani di Anzoátegui e Zulia si sono formate file chilometriche davanti ai negozi per l’acquisto di beni di prima necessità. Nel maxi-quartiere di Petare, molti residenti sono scesi in strada nonostante l’invito delle Forze Armate a rimanere nelle proprie abitazioni. Con l’annuncio dell’operazione su larga scala e la cattura del presidente venezuelano, la crisi entra in una fase del tutto nuova e potenzialmente dirompente per l’intera regione latinoamericana.

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