Per quasi vent’anni è rimasto online nell’indifferenza generale. Poi, in pochi giorni, Phica.eu è diventato il simbolo della violenza digitale in Italia. Un forum che ha raccolto foto di donne, spesso rubate dai social, manipolate o semplicemente decontestualizzate, accompagnate da commenti volgari e offensivi (in una situazione simile, con le dovute differenze, visto che Phica.eu è un sito, a quella del famigerato gruppo Facebook Mia moglie).
A far esplodere il caso sono state alcune esponenti del Partito Democratico. Valeria Campagna, Alessandra Moretti, Alessia Morani e Lia Quartapelle hanno denunciato pubblicamente di aver visto le proprie immagini caricate sul sito senza alcun consenso, trasformate in materiale per scherni e allusioni sessuali. La loro voce ha dato il via a una mobilitazione che ha travolto Phica, fino a decretarne la fine.

Le denunce hanno svelato la portata del fenomeno: sul forum sono finite le foto di donne comuni, ma anche di figure pubbliche di primo piano. Dalla premier Giorgia Meloni alla leader del PD Elly Schlein, passando per personaggi dello spettacolo come Chiara Ferragni e Paola Cortellesi, nessuna è stata al riparo dalla logica predatoria di una community che ha trasformato scatti innocui in oggetti di umiliazione collettiva.
Le immagini, però, non vengono solo condivise. Spesso sono manipolate con zoom su parti intime o inserite in fotomontaggi a sfondo sessuale. Una pratica che ha spinto migliaia di donne, politiche e non, a rivolgersi alla Polizia Postale. Le indagini sono ora in corso per identificare chi ha raccolto e diffuso il materiale.
Il 28 agosto, in piena bufera mediatica, i gestori del sito hanno annunciato la chiusura di Phica.eu. In un messaggio rivolto alla community hanno parlato di uso scorretto della piattaforma e si sono detti dispiaciuti per non essere riusciti a fermare i comportamenti tossici. Una giustificazione che non ha convinto nessuno, mentre le autorità promettono di andare a fondo per stabilire responsabilità penali e civili.
La chiusura del forum, dunque, non basta a cancellare il danno subito dalle vittime, ma segna un punto di svolta. Per anni Phica è stato tollerato come un angolo nascosto della rete. Oggi, grazie alla denuncia di chi ha deciso di non tacere, è diventato un caso nazionale che spinge a interrogarsi su privacy, consenso e sicurezza digitale.
