Il Myanmar, colpito lo scorso 28 marzo da un devastante terremoto di magnitudo 7.7, che al momento ha provocato almeno 2000 vittime, è attualmente governato da una giunta militare che ha preso il potere con un colpo di Stato il 1° febbraio 2021, rovesciando il governo civile guidato dalla Lega Nazionale per la Democrazia (NLD). Il paese si trova sotto un regime autoritario caratterizzato da repressione politica, censura e violazioni dei diritti umani. Questa situazione ha purtroppo un impatto significativo sulla gestione degli aiuti umanitari in un momento delicato e tragico come questo.

La giunta militare, ufficialmente chiamata Consiglio di Amministrazione dello Stato, è guidata dal generale Min Aung Hlaing. Dopo aver preso il potere, il regime ha imposto uno stato di emergenza, annullato i risultati delle elezioni del 2020 e represso con violenza proteste e dissenso.
I media sono sotto stretto controllo politico, senza alcuna possibilità di comunicazione democratica e libera. Le forze militari reprimono tutte le azioni degli oppositori politici, restringendo l’accesso a internet e ai mezzi di comunicazione.
Una situazione terribile in un quadro di per sé angosciante dopo la devastazione del terremoto. La giunta, infatti, sta rendendo difficile il coordinamento delle operazioni di soccorso, limitando l’ingresso delle ONG internazionali. Se è vero che Min Aung Hlaing ha chiesto aiuto all’estero, è possibile che gli aiuti vengano indirizzati nelle regioni più vicine alla giunta, penalizzando quelle nelle mani della resistenza, le più colpite dal sisma. Il movimento Peoplès Defense Force, che combatte contro la dittatura, ha reso noto che il regime sta attaccando militarmente i ribelli.



