Mancano pochi giorni all’8 e al 9 di giugno, quando gli italiani saranno chiamati a votare al prossimo referendum per esprimere la loro opinione su 5 quesiti incentrati su lavoro e cittadinanza. Questo strumento fondamentale di democrazia diretta, previsto dalla Costituzione italiana per consentire ai cittadini di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, esiste in diverse tipologie, disciplinate da vari articoli della Costituzione stessa e dalla Legge n. 352/1970: si tratta più precisamente di referendum abrogativi, confermativi e consultivi.
Il referendum abrogativo, previsto dall’articolo 75 della Costituzione, consente ai cittadini di abrogare – ossia cancellare – totalmente o parzialmente una legge ordinaria o un atto avente forza di legge, come decreti legge o decreti legislativi. È lo strumento più conosciuto e utilizzato in Italia, spesso associato a battaglie politiche e sociali, ed è esattamente la tipologia a cui appartiene il referendum dell’8-9 giugno.
Questo tipo di referendum può essere richiesto da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali; affinché il risultato sia considerato valido, deve votare la maggioranza degli aventi diritto (ossia il 50% + 1) e la proposta deve ottenere la maggioranza dei voti validamente espressi. Il referendum del 1974 sul divorzio, il primo abrogativo nella storia repubblicana, vide la vittoria del No, confermando la legge che introduceva il divorzio in Italia.

Il referendum confermativo è disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione, e viene indetto per sottoporre al voto popolare una legge di revisione costituzionale o una legge costituzionale approvata dal Parlamento senza la maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le Camere. Può essere proposto da un quinto dei membri di una Camera, 500.000 elettori o 5 Consigli regionali, entro 3 mesi dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale.
A differenza del referendum abrogativo, quello confermativo non necessita di un quorum di partecipazione: il risultato sarà dunque valido a prescindere dall’affluenza al voto. Un esempio di questo tipo di referendum è quello del 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari, che ha visto la vittoria del Sì con il 69,96% dei voti.
Esiste poi il referendum consultivo, non previsto esplicitamente dalla Costituzione italiana; esso può però essere indetto tramite una legge costituzionale ad hoc o in ambito regionale e locale. L’obiettivo è quello di raccogliere il parere dei cittadini su questioni politiche o amministrative e orientare le scelte dell’amministrazione, ma il suo risultato non è giuridicamente vincolante; anche in questo caso non è necessario un quorum, salvo diverse disposizioni normative. Un esempio di referendum consultivo è quello del 1989 sul passaggio dalla CEE all’Unione Europea, autorizzato dalla legge costituzionale del 3 aprile 1989, n. 2.



