Carla Zambelli è una deputata brasiliana, anche con cittadinanza italiana, legata all’estrema destra e nota per il suo sostegno all’ex presidente Jair Bolsonaro. Il suo nome è ora al centro di un possibile caso diplomatico internazionale. Attualmente si trova a Roma, ma su di lei pende un mandato di cattura internazionale richiesto dall’autorità giudiziaria brasiliana. L’Interpol l’ha inserita nella lista dei ricercati su segnalazione di Brasilia, in seguito a una condanna definitiva a 10 anni di carcere per un caso di hackeraggio informatico.
Nata a San Paolo il 3 luglio del 1980, Carla Zambelli è diventata una figura pubblica nel 2011, quando ha fondato il movimento “Nas Ruas” (Nelle Strade), un gruppo d’opinione che si opponeva apertamente al Partito dei Lavoratori (PT) dell’allora presidente Dilma Rousseff. Attiva su social network e piattaforme digitali, Zambelli ha costruito una reputazione da attivista anti-corruzione, guadagnando popolarità tra gli elettori conservatori.
Nel 2018 è stata eletta deputata federale nelle fila del PSL (Partito Social-Liberale), lo stesso partito con cui Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni presidenziali. È sempre stata una sua stretta alleata politica, partecipando attivamente a diverse campagne e sostenendo le sue politiche anche dopo la sconfitta elettorale.
Negli anni, è stata protagonista di numerose polemiche. Tra le più gravi, quella legata a un episodio del 2022 in cui fu ripresa mentre inseguiva un uomo armata di pistola per le strade di San Paolo, poco prima del ballottaggio presidenziale.

Il caso che ha portato al mandato di arresto riguarda una vicenda di hackeraggio ai danni dell’allora presidente della Corte Suprema, Alexandre de Moraes. Secondo quanto riportato da fonti giudiziarie brasiliane, Zambelli avrebbe fatto ricorso a professionisti informatici per accedere illegalmente ai dati personali e sensibili del magistrato. Le indagini sono state coordinate dalla Polizia Federale del Brasile, con il sostegno della Procura Generale, e hanno portato a una condanna definitiva a 10 anni di carcere.
Il mandato di arresto è stato formalizzato il 3 giugno 2025. Secondo quanto riportato da Fanpage, Zambelli avrebbe lasciato il Brasile prima dell’emissione del mandato, atterrando in Italia dove avrebbe fatto tappa a Roma. Le autorità italiane hanno confermato la sua presenza nella capitale, ma al momento non risulta sottoposta a misure restrittive.
Il governo brasiliano ha chiesto ufficialmente l’estradizione della deputata, ma la procedura è tutt’altro che immediata. L’Italia dovrà valutare se sussistono le condizioni giuridiche per concedere l’estradizione, in base alla convenzione bilaterale firmata con il Brasile e ai principi del diritto internazionale.
Tecnicamente, le autorità italiane possono procedere all’arresto provvisorio di una persona oggetto di una ‘red notice’, ma solo con il via libera della Procura generale presso la Corte d’Appello competente. Tuttavia, se la persona è anche cittadino italiano, come Zambelli, l’Italia di norma non consente l’estradizione.
Zambelli, dal canto suo, si difende affermando che il processo a suo carico è stato politicizzato. Secondo i suoi legali, l’inchiesta sarebbe una forma di persecuzione politica e violerebbe i suoi diritti fondamentali. Tuttavia, il mandato è stato convalidato da più gradi di giudizio in Brasile, e la Corte Suprema ha ribadito la validità delle prove raccolte.
Secondo l’ANSA, il Ministero della Giustizia italiano sta monitorando il caso, mentre l’Interpol mantiene attivo l’avviso rosso nei suoi confronti. L’eventuale concessione dell’asilo politico in Italia potrebbe inasprire le relazioni tra i due Paesi, ma ad oggi non risulta che Zambelli abbia avanzato formalmente questa richiesta.
